DA MY PRIVATE MIND A MY PERSONAL MIND

www.mypersonalmind.com

A cura della Redazione di My Personal Mind

Gentili lettrici e gentili lettori, innanzi tutto alcune informazioni relative all’attività di My private mind nel corso di cinque mesi. 134 articoli pubblicati (oltre 43 interviste, due reportage originali), 10000 contatti circa ( un terzo dei quali provenienti da altri Paesi) e alcune centinaia di commenti.

Malgrado questi successi, My private mind richiedeva decise migliorie ad iniziare dal nome. E’ parso che “personal” più che “private” descrivesse quanto la Redazione ha affermato sin dal primo giorno: condivisione e originalità di contenuti.

Le modalità di accesso sono state notevolmente semplificate, sia ricorrendo al link tradizionale www.mypersonalmind.com sia alle nuove modalità di contatto.

Per quanto riguarda i contenuti, saranno trascritti buona parte quelli pubblicati su My private mind mentre l’attività editoriale riprenderà questa settimana.

Le categorie hanno invece subito delle modifiche (società, spettacoli, liberamente, musica e poesia) più precise e nel contempo ampie rispetto a quelle precedenti.

La reale risorsa del blog, quella che ci caratterizza, si fonda sull’eccellente rapporto con quanti e quante sono stati coinvolti nella stesura degli articoli, collaboratori e artisti, sull’unità d’intenti tra i componenti la Redazione e sul nostro porci al servizio e in ascolto dei lettori raccogliendo suggerimenti e critiche.

Che l’avventura di My personal mind abbia quindi inizio!

ALL’INSEGNA DELLA CULTURA CHE E’ PREMESSA DI PACE “TRA LE PAROLE E L’INFINITO” – 10 Settembre 2014

Tanti i premiati per la letteratura che non conosce frontiere di stile né geografiche, e il riconoscimento alla carriera.

L’apice della commozione si é raggiunto con l’ingresso dell’attesa Stella della lirica mondiale Dominika Zamara che ha a sua volta “premiato” con la sua interpretazione ognuno.

L’evento é “Tra le Parole e l’Infinito. “Ad Haustum Doctrinarum” Premio alla Carriera Labore Civitatis, ideato dal prezioso cav. Nicola Paone, alla sua XV edizione, con il patrocinio del Comune di Casoria, del Comune di Santa Maria Capua Vetere e organizzato dall’Associazione Nazionale Polizia di Stato Santa Maria Capua Vetere (CE), i patrocini morali della RAI, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero della Giustizia, del Comune di Pastorano.

L’intento dell’ormai famoso Premio , che é l’intento del suo fondatore Nicola Pavone, é diffondere la cultura consapevole che attraverso essa si fertilizza il seme migliore dell’umanità.

Cultura che ha un significato complesso e importante per l’equilibrio sociale perché é tramite di scambio e apporto tra e ai popoli al fine di allontanare quell’ignoranza che spesso é piolo per l’intolleranza, per la prevaricazione degli uni sugli altri, e sfocia in lotte fratricide in cui soccombono tutti, uomini e civiltà.

Ecco che allora diffondere Cultura diviene fondamentale e vitale.

L’Evento é quindi simbolo non di una elegante serata che pure é, non di una premiazione fine a sé stessa ma l’espressione importante di un progetto di Pace che passa attraverso il messaggio che é scambio culturale.

Ogni parte quindi ha avuto un ruolo che ha concorso al successo della serata e alla promozione dell’importante messaggio. Il Direttore Artistico nonché la scrivente intende con quest’articolo ringraziare in primis il cav. Nicola Paone per l’occasione ricevuta di farne parte ma soprattutto lo ringraziano tutti coloro che credono, come me, che l’occasione di fare sia solo in subordine all’occasione di dare.

Brunella Postiglione

L’articolo sarà pubblicato a breve anche sul blog www.mypersonalmind.com

LA FIGLIA PERFETTA

A cura di Mariagrazia Talarico

Oggi vi presenterò “La figlia perfetta” di Maruska Creanza. “La figlia perfetta” é un romanzo di genere fantascientifico che parte dagli anni ’80 per giungere ai giorni nostri.

L’opera d’esordio di Creanza ci lascia in preda alla suspense generando così emozioni contrastanti che turbano la coscienza umana: un misto di conflitti tra religione e scienza, valori spirituali e materiali, fede e dubbio, mistero e realtà.

Dall’inizio del romanzo ci imbattiamo in un primo nodo cruciale: il mistero della Sacra Sindone con la sua storia millenaria. Partiamo in un viaggio che comincia da un laboratorio segreto di New York per arrivare alla Terra Santa, verso Torino, dove é custodita la Sacra Reliquia… fino a ritornare a New York: il luogo dove prende il via la narrazione, dove Megan la protagonista cerca risposte riguardo la sua esistenza.

Qui si districa la storia che assomiglia all’intreccio di una ragnatela capace di intrappolare il lettore, come una preda, per farlo sentire parte di questa intricata vicenda.

Nelle pagine di Creanza si delinea un altro nodo cruciale, “la clonazione umana” con i suoi interrogativi etici: l’uomo può sostituirsi a Dio o alla natura? E se lo facesse quali sarebbero le conseguenze?

Megan é il nome della figlia perfetta! Perfetta per chi? Perfetta perché? Tocca a voi scoprirlo.. Questo romanzo può identificarsi, come rivela l’Autore, “nell’unione delle sue più grandi passioni: scienza – fantascienza – misticismo e naturalmente, amore, tutto questo arricchito da avventura e un po’ di sano romanticismo”.

La figlia perfetta” di Maruska Creanza vi aspetta!

E’ possibile ottenere ulteriori informazioni consultando www.gracefulbooks.com

CARLA TAINO E LA DIFFICILE AFFASCINANTE VITA DELL’ATTRICE

Contributo a cura di Roberto Ferro

Una conoscenza con Carla Taino iniziata casualmente, una occasione significativa (la ricorrenza del 25 aprile) e un luogo (una piazza del quartiere Barona di Milano) particolari. Il copione: le commoventi testimonianze di uomini e donne, partigiani.

E’ nata allora la curiosità di intervistare l’attrice che con voce limpida e commossa, spezzava per un attimo l’assedio del traffico e dell’indifferenza metropolitana.

Quando ti sei avvicinata al Palcoscenico?

L’avvicinamento al teatro è avvenuto, praticamente, per gioco, o meglio grazie al gioco. Ai tempi dell’università un paio di amiche, ed io di tanto in tanto, trascorrevamo le domeniche a Milano, al Parco Sempione, che diventava teatro delle nostre “performance” spontanee. Io e una di loro improvvisavamo dialoghi comici inventandoci di volta in volta personaggi diversi, mentre la terza faceva da pubblico.

Le mie amiche mi dicevano “che ero portata per il teatro”, ma a me il teatro sembrava la cosa più lontana dal mondo: da ragazza ci ero andata solo con la scuola. Mi sembrava quasi un luogo sacro. Mi ricordo che rimanevo incantata dall’odore del teatro e dal rumore dei passi degli attori sul palco. Poi, un giorno, mentre con le mie amiche nel parco assistevamo ad uno spettacolo di strada, gli attori mi hanno scelta come “vittima”, ingaggiandomi in una performance. E lì c’é stato il primo incontro con il pubblico: l’emozione, l’energia e poi l’applauso. E allora mi sono detta…”ma, sì, proviamo”.

Vita di attrice (attore) di provincia…

La vita dell’attrice di provincia ti costringe a reinventare giorno dopo giorno la tua professionalità. Se vuoi fare teatro, qui nelle terre nebbiose tra l’Adda e il Brembo, non puoi permetterti il lusso di essere “solamente” artista. Devi anche occuparti di fondare la tua “piccola” associazione e portarla avanti giorno dopo giorno, devi diventare PM, devi occuparti della parte commerciale e dei rapporti con le amministrazioni comunali e le altre associazioni del territorio. Non da sola, se hai la fortuna di incontrare altri che “stanno sulla tua stessa barca”.

E poi, quando finalmente vai in scena come attrice, proponi un lavoro che molto spesso hai curato anche dal punto di vista drammaturgico e / o registico.

Però le soddisfazioni arrivano, comunque, e ti danno la forza per non mollare tutto, anche se spesso la tentazione é forte.

Il tuo é dunque un teatro “globale”, non tradizionale?

Il primo corso che ho frequentato era di Teatro di Ricerca. Un genere “essenziale” fondato sulla centralità del corpo dell’attore. E’ stata un’esperienza sicuramente molto formativa e arricchente che mi ha stimolato a approfondire la ricerca verso una forma espressiva “a tutto tondo”. Poi, ben presto, ho sentito l’esigenza di indagare il potere della “parola”, della voce, l’utilizzo del teatro per “raccontare”, e così ho iniziato a formarmi nell’ambito del Teatro di Narrazione. Più assistevo a spettacoli di attori quali Marco Batliani, Laura Curino, Marco Paolini, Ascanio Celestini, spettacoli che hanno il potere di rapirti e di emozionarti, di farti ridere piangere e riflettere allo stesso tempo, e più sentivo quel genere teatrale come “mio”. E così ho intrapreso questa strada. Ho iniziato a frequentare seminari e a costruirmi un repertorio di storie da raccontare. Per grandi e per bambini.

Dato che il tuo pubblico é composto da adulti e bambini si rendono necessarie forme espressive e interpretative differenti?

Recitare davanti a un pubblico di bambini richiede la messa in atto di tecniche sicuramente differenti rispetto a quelle adottate per un pubblico adulto. Tuttavia penso che per recitare davanti a grandi e piccini sia necessario possedere un requisito fondamentale, ovvero la “credibilità””. Credibilità vuol dire “essere presente nel qui ed ora”, stare sul palco con energia e autenticità: col corpo, la testa e il cuore. Se ti appassioni per quello che metti in scena, la passione arriva anche al pubblico. Viceversa, se sei lì solo per guadagnarti la giornata, se non credi in quello che fai, in qualche modo il circolo virtuoso dell’energia tra attore e pubblico si blocca e allora lo spettacolo non funziona.

La tua arte si colora nettamente di impegno sociale e politico. Quale percorso ti ha condotta a esprimere l’arte in politica (nel senso nobile del termine)?

Nella mia vita la politica é venuta prima dell’arte. Ero studente negli anni ’90, quando ancora la sinistra extraparlamentare sembrava un punto di riferimento credibile per i movimenti. Ho frequentato i Centri Sociali, ero a Genova durante il G8.

Assieme alla passione politica coltivavo la passione per la storia: dopo che avevo mollato l’università tornavo dal lavoro e passavo interi pomeriggi a studiare storia. Soprattutto il Nazifascismo e il sistema concentrazionario. Leggevo saggi ma anche testimonianze, autobiografie, romanzi.

E più leggevo e più sentivo l’esigenza di raccontare quello che avevo appreso. E così quando poi nella mia vita é entrato il teatro, l’incontro é stato naturale. Il teatro é diventato la forma espressiva per dare corpo e voce alla mia esigenza di raccontare ciò che é stato.

L’espressione del corpo, l’attenzione per le emozioni.. Come ti descriveresti?

C’é stata tutta una fase della mia vita artistica in cui un attimo prima della rappresentazione avrei voluto essere ovunque tranne che sul palco. Ci sono voluti anni prima di riuscire a gestire l’ansia da palcoscenico. Un’ansia così forte che mi pervadeva fino all’attimo stesso in cui entravo in scena. Mi si bloccava lo stomaco, il cuore batteva forte. Poi arrivava l’adrenalina che mi sosteneva e mi faceva vivere emozioni indimenticabili.

Adesso va un po’ meglio e riesco a bere persino un caffé!

Sei musicista? E di quale genere musicale?

Non sono musicista. A 40 anni ho deciso che era arrivato il momento di fare entrare la musica nella mia vita. A Bergamo esiste una tradizione folk molto forte, così mi sono incanalata su quella scia iniziando a studiare l’organetto diatonico e cimentandomi nel canto popolare. Spero in un domani di riuscire ad integrare pienamente queste esperienze nei miei spettacoli. Per il momento però mi godo la musica come un bel divertimento, un qualcosa di appassionante ed arricchente.

Quali progetti per il futuro?

Il progetto é minimale: resistere, resistere, resistere!

Questa crisi sta mettendo a dura prova le piccole compagnie come la mia. La mia associazione, Colpo d’Elfo, per anni ha lavorato principalmente con gli enti pubblici, i quali ora stanno alla canna del gas. E anche i privati non navigano nell’oro. Ci si mette tanto impegno a produrre uno spettacolo (che si é costretti a vendere sottocosto) e poi si rischia di “portare a casa” solo poche date.

Vivere di solo teatro ormai per me é un’utopia. Per cui si é reso necessario integrare il lavoro dell’attrice con un lavoro part time che mi garantisca un minimo di solidità. Ciò mi porta ad avere la testa sempre vigile per “tenere insieme i pezzi” della mia vita professionale (e non solo) con tutta la fatica che questo comporta.

ROBERTA SDOLFO TRIBUTO A ELLA FITZGERALD

Contributo a cura di Roberto Ferro

Era una bambina candida e timida seppure ambiziosa, combinazione di insicurezza e determinazione” (Luciano Federighi) Poche parole ma che descrivono efficacemente la personalità di Ella Fitzgerald, poliedrica cantante di colore americana, soprannominata Lady Ella e First Lady of Song.

Prosegue la rassegna “Jazz in rosa”, rassegna di voci femminili, presso la Cantina Scoffone, Via Pietro Castoldi 4, Milano. Roberta Sdolfo, cantante e il duo d’accompagnamento composto da Alberto Bonacasa (piano) e Luca Garlaschelli (contrabbasso), hanno offerto una ottima interpretazione delle canzoni di Ella Fitzgerald garantendo una immagine realistica e raffinata della sua complessità.

L’esibizione, fatto positivamente inconsueto, si é giocata nell’alternanza equilibrata di osservazioni e biografiche relative a Ella Fitzgerald e esibizione musicale.

I’m in the mood for love”, un preludio alle tastiere lento e romantico con il ritmo che progressivamente si concentra nella voce. L’amore nasce dal cuore e si esprime con la voce! Roberta Sdolfo, con continue vibrazioni vocali e dell’anima conduce nel palpitare dell’amore, comunicazione nobile ingentilita e resa allegra dal sorriso e dall’abbraccio simbolico conclusivo con i musicisti del trio

How high the moon”, mi ha trasmesso l’intimità profonda del dialogo incessante tra strumenti e voce in un saliscendi continuo di fraseggi musica e canto. Una esibizione allegra così come la luna risplende alta in cielo quando l’animo é sgombro dalle nubi della tristezza e della malinconia.

Probabilmente per una frustrazione subita da ragazzina”- afferma Roberta Sdolfo – “o forse a causa della sua stessa personalità insicura, Ella fu affetta per tutta la vita da fobia da palcoscenico. Per quanto possa sembrare impossibile, la sua verve e l’allegria erano una reazione a questo profondo antico dolore. Su questo, Roberta Sdolfo sembra mettere l’accento quasi desiderasse in qualche modo schierarsi dalla parte della categoria degli insicuri donando loro, con queste affermazioni, una sorta di consolazione e incoraggiamento”.

Recitando i versi della grande poetessa polacca Wislawa Szymborska (premio Nobel per la letteratura)

Pregava Dio,

pregava con fervore

perché facesse di lei

una felice ragazza bianca,

E se ormai é tardi per questi cambiamenti,

allora Signore Iddio, guarda quanto peso

e togliemene almeno la metà.

Ma Dio, benevolo, disse: No.

Le posò soltanto la mano sul cuore,

le guardò in gola, le carezzò il capo.

E quando tutto sarà compiuto – aggiunge –

mi allieterai venendo a me, mia nera gioia, tronco piena di canto”

(da “Poesia da perdere il fiato”)

Someone ti watch over me” , nelll’esecuzione di Roberta Sdolfo, ha meritato questo lungo preambolo. Mi ha commosso questaa preghiera, lenta e raccolta, intima e concentrata su un granello di melodia splendidamente interpretata.

Ella Fitzgerald non cessava di sorprendere. Dopo tutto, vinse 10 Grammy e vendette (allora, tuttavia, forse era più facile) 80 milioni di dischi! Riuscì a trasformare in musica “colta” una filastrocca di bimbi. Un critico disse che Ella Fitzgerald “era l’unica artista ad essere entrata nel commerciale e esserne uscita artista”.

In “A tisket a tasket” una filastrocca, appunto, Ella Fitzgerald ha creato un percorso sottile e solido nel contempo, sospeso tra ritmo e allegria Roberta Sdolfo ha mantenuto questa impostazione!

Roberta Sdolfo non ha creato una pura e semplice interpretazione delle canzoni di Ella Fitzgeral! Ha creato abilmente un “viaggio” su più dimensioni: musicale, personale, storico e poetico. Ha offerto al pubblico una prova della propria personale abilità vocale e, se desideriamo, di docente di canto, associando mimica, allegria, storia della musica e del costume.

DAGMAR SEGBERS E MICHELE FAZIO MUSICA DI LIBERTA’

Contributo a cura di Roberto Ferro

Martedì 2 settembre la Cantina Scoffone, Via Pietro Custodi 6, Milano, ha dato avvio al nuovo anno d’attività presentando due musicisti d’eccezione: Dagmar Segbers, voce solista, e Michele Fazio, tastiere. Una scelta che si é rivelata sicuramente felice.

Another day”, inizialmente melodia intima e soft sale, nell’arrangiamento del duo, con gradualità di tono. Il primo pezzo di un concerto influenza sempre l’intera esibizione e questo non ha fatto eccezione. L’esecuzione ha superato la consuetudine (i pezzi eseguiti sono quasi tutti classici) e si è addentrata su tonalità inconsuete e nello stesso tempo rispettose dello spirito del compositore. La voce di Dagmar, naturale e intensa allo stesso tempo, limpida e sofisticata, mi ha allontanato rapidamente dalla frenesia della giornata.

Estate, il sole che ogni giorno ci scaldava, che splendidi tramonti dipingeva, adesso solo brucia con furor…Tornerà un altro inverno”. “Estate” di Bruno Martino, scelta sicuramente ironica al termine di una stagione tanto infelice, ha avvolto il pubblico con un velo di sottile tristezza. Dagmar ha affrontato coraggiosamente questo classico della musica melodica italiana evidenziando uno dei suoi talenti più gelosamente custoditi: la forza di volontà che l’ha condotta, tedesca di nascita, a padroneggiare perfettamente anche italiano e inglese. Solo la dizione perfetta le ha consentito di interpretare questo testo difficile facendo vibrare le emozioni del pubblico. L’accompagnamento alle tastiere di Michele Fazio ha valorizzato un gioco di squadra del duo notevole.

A woman is sommertime thing but not for me” – “Summertime” di George Gershwin ha offerto l’occasione di una interpretazione intensa e morbida nello stesso tempo. Dagmar e Michele hanno intessuto canto e melodia sonora, romanticismo e disperazione, realismo e speranza. Con una interpretazione intensa e morbida nello stesso tempo, connubio di romanticismo disperato e slancio di vita futura. Sicuramente, “Summertime” si é rivelato uno dei brani meglio eseguiti della serata.

Con virtuosismo un po’ irriverente, Michele Fazio ha eseguito un brano esclusivamente strumentale “Riflessione tormentata” Personalmente ho ammirato il suo stile di esecuzione decisamente originale: trasporto, animosità, intensità, vitalismo, mimo. Uno stile che mi ha divertito e nel contempo emozionato, intrecciandosi con la voce di Dagmar, in grado di delimitarsi dei confini positivi e alieno da assolo fuori luogo. Dita che scorrono rapide sulla tastiera e sguardi che le inseguono.

The whole day through just an old sweet song keeps Giorgia on my mind” – Giorgia di Ray Charles… Sicuramente una delle canzoni più intense e di più difficile interpretazione della musica leggera internazionale. Dagmar é riuscita, con apparente semplicità ed immediatezza, a trasmetterci l’invocazione di un uomo rivolta alla propria donna, preghiera non urlo rabbioso oppure melodrammatico.

Il concerto si é concluso con un augurio luminoso “Wonderful world”. Gli artisti hanno affrontato con successo un testo reso difficile dalle innumerevoli cover non sempre adeguate e musicalmente valide e Dagmar é riuscita a sposare delicatezza e originalità interpretativa.

Una serata ed un luogo affatto speciali, quindi. Soprattutto una musica che mi ha condotti dal blues e dall’atmosfera degli anni ’30 americani alla melodia classica italiana. Mi auguro che la bravura di Dagmar Segbers e Michele Fazio possa ricevere riconoscimenti e spazi d’esibizione adeguati

NUNZIO MEO: DAL RICICLO ALL’ARTE

Contributo a cura di Anna Falco

Nunzio Meo, uomo sensibile e dall’animo nobile, artista poliedrico, unico nel suo genere sapendo coltivare le tradizioni di famiglia (arte e artigianato) arricchendole con eleganza, stile e fantasia. Uno dei più noti artisti campani contemporanei soliti utilizzare nelle sue originali opere di denuncia politica e sociale, materiale di riciclo recuperati dai diversi centri rurali e dalle inquinanti discariche di periferia dell’agro nolano, nel voler raccontare fatti e misfatti della odierna quotidianità.

Decine di premi nel suo illustre curriculum tra i quali un primo premio per la scultura e uno per la fotografia, mentre molti sono i riconoscimenti da parte di diversi critici d’arte su scala nazionale per le caratteristiche distintive delle originali opere d’arte povera e di land art.

Maestro, mi parli di lei

Nacqui a San Paolo Bel sito (Na) dove sono rimasto fino all’età di sette anni e subito dopo la prima elementare, nel 1972, la mia famiglia decise di cambiare luogo di residenza trasferendosi a Nola.

Nola divenne così la mia città adottiva...

Da subito fu amore a prima vista in quanto rimasi affascinato nell’assistere per la prima volta alla celebrazione della Festa dei Gigli in onore del Santo e Vescovo Paolino. Fui attratto in particolare da quelle artistiche e gigantesche guglie in cartapesta che danzavano festanti a ritmo di musica per le vie cittadine.

Discendo da una famiglia di artisti in quanto mio nonno materno, Mastro Nunzio Mirra e suo figlio Giuseppe, mio padre Mastro Chiaro Meo detto Mastro Mario, sono stati illustri e specializzati intagliatori di stucchi d’opera monumentaria e architettonica su tutto il territorio campano, mentre mio zio Peppe Mirra é stimato pittore scultore e poeta, oggi docente in pensione.

In breve! Appena dodicenne ho scoperto la pittura presso la Galleria “Arte Globo” di Nola ed é stato amore a prima vista per l’arte. Alle medie ho scoperto il talento che reputo ereditato da mio padre Mastro Mario quanto da parte di mia madre Carmela perché suo padre Nunzio era stuccatore e intagliatore di figura e ornato mentre il fratello Giuseppe, pittore e scultore. Dopo la maturità artistica ho proseguito gli studi presso l’Accademia di Belle arti di Napoli seguendo il corso di Scultura diretto dal Maestro Augusto Perez e nel 1989 mi sono laureato.

Mi racconti delle sue prime esperienze artistiche

Giovanissimo mi sono dedicato alla ricerca plastica ornamentale frequentando per impratichirmi le botteghe artigiane locali della cartapesta nolana e le fonderie artistiche dei Maestri Cav Giuseppe Tudisco, Paolino Scotta, Paolino Vecchione, e la fonderia artistica nolana del Maestro Pasquale Del Giudice per apprendere le tecniche di fusione.

Grazie alla frequentazione di questi ambienti artistici e artigianali, nel 1984, come prima vera esperienza formativa personale, ho realizzato presso la bottega del Maestro Paolino Scotta il modello in argilla e il calco in gesso (negativo) del medaglione in bronzo anticato. L’opera rendeva omaggio al Santo Paolino Patrono e Vescovo di Nola, raffigurante il suo volto posto di profilo, con diametro di cm 40, prodotto a tiratura limitata. Ho poi eseguito la fusione e la finitura del medaglione presso le fonderie di Pontecorvo a Napoli.

Questa realizzazione – aggiungo – ha fatto conoscere ai propri compaesani le sue doti di scultore, consentendogli di raccogliere i primi apprezzamenti delle Autorità locali e dai concittadini divenuti quindi estimatori e mecenati.

Il suo racconto, Maestro, mi affascina. …

Negli stessi anni la passione per la storia locale e l’archeologia mi ha visto impegnato come componente del’Antiquarium Archeologico Nolano” e del gruppo “Storia Patria” della Pro loco città di Nola sotto la presidenza prima del Prof Gaetano Minieri e successivamente del Dott Gaetano Profeta, infine del Prof Alfonso Porcello.

Nel 1985 partecipo al gruppo di giovani artisti locali “Ricerca undici” di Nola di cui fanno parte gli artisti locali S Ambrosio, G Coppola, D Cristiano, E Errico, CS Fusco, R Iossa, G Basilicata, P Castaldo, A Ciccone, F Cilvini, F Policastro e N Meo, con mostre collettive e estemporanee organizzate sull’intero territorio campano.

Nel 1986, per invito della Pro san Paolo ho dedicato al mio ambiente nativo una mostra personale di pittura e grafica dal titolo “Omaggio a San Paolo Belsito”.

Nel 1990 ho vinto il concorso per titoli ed esami e assegnato all’Istituto Statale d’Arte “U Boccioni” di Napoli.

Questo, Maestro, é il percorso che l’ha formata. Ma Lei vanta numerose attività artistiche e culturali. Mi può descrivere quelle più importanti?

Tantissimi i miei lavori per il recupero di simulacri e tele del 700 – 800 napoletano e non: per citarne solo alcuni Madonna del Rosario del XVIII sec presso la chiesa di S Michele Arcangelo di Taurano (Av), Gesù Crocifisso del XVIII sec chiesa di S Erasmo di Saviano (Na), S Sebastiano del XVIII sec chiesa di S Sebastiano Martire di Brusciano (Na), Maria SS Immacolata del XVII sec chiesa San Felice in Pincis di Cimitile (Na). Un elenco utile per quanti desiderassero ammirare queste opere d’arte nella sede originaria.

Ho inoltre coadiuvato e collaborato con l’architetto Prof Emilio Castaldo (studioso di architettura preistorica e protostorica) e con l’Architetto Vincenzo Franzese nella interpretazione e riproduzione plastica di architetture preistoriche quale la Capanna 4 del villaggio del bronzo antico scoperta nella località Croce Papa di Nola, esposto al Museo del Mediterraneo di Livorno. Ho anche realizzato la ricostruzione in scala reale della capanna 4 del medesimo villaggio nel Parco Archeologico di San Paolo Bel Sito Località Vigna in collaborazione con gli architetti Emilio Castaldo e Vincenzo Franzese di Genius Loci ONLUS.

Ed ora?

Attualmente insegno Discipline Plastiche e Scultoree presso il Liceo Artistico “Bruno Munari” di Acerra (Na).

Nell’anno 2005, con la collaborazione di docenti esperti quali i Professori Giovanni Sistenti (ebanisteria, intaglio ed intarsio) e Aldo Fiorillo(restauro del mobile antico) ho promosso la realizzazione e la donazione della “Croce d’Arte” alla Compagnia di San Paolino custodita nel Duomo di Nola.

Mie opere figurano in collezioni pubbliche e private (le ultime opere di luce create con carta e cartone riciclato, spopolano in tutte le mostre per lo spettacolare effetto di luminoso che si crea nel buio di Napoli sotterranea, Tunnel Borbonico, catacombe e corti di nobili palazzi storici) con il loro significato di protesta sociale.

NUNZIO MEO 2Nunzio Meo desidera infatti denunciare il degrado sociale e la malvagità umana. Maestro, nel sentire raccontare la storia della sua vita, la mia mente é corsa alla grandiosità della cappella Sistina. Quasi, l’ho vista nei panni di Michelangelo descriverla a pennellate faticose ma decise. La ringrazio per avermi fatto sognare ad occhi aperti e auguro che il suo nome resti impresso nella storia dell’arte.