BRUNELLA BOSCHETTI VENTURI (BRUNELLA) : MUSICA IN CAMMINO

Contributo a cura di Roberto Ferro

Brunella mi incontra una mattina di marzo alla conclusione di una impegnativa giornata di canto e prove. Malgrado la stanchezza, avverto la sua disponibilità, riconosco gli occhi verdi e i capelli biondi, il sorriso accattivante. Inizia a raccontare, rispondendo alle domande, con la voce roca e calda che l’ha resa famosa nel mondo della canzone.

Hai iniziato presto a cantare?

Per la verità” – mi racconta Brunella sorridendo – “ho iniziato appena nata…e da allora non ho smesso. Sono nata a Vaprio d’Adda, sono un po’ bergamasca ed un po’ romagnola, e gli adulti si complimentavano per quella che definivano “la mia bella voce”. Nel 1984, dopo le solite esibizioni a scuola, il grande passo. Ho superato brillantemente la selezione per entrare nel Coro delle Voci Bianche della Scala… ma non mi convocavano mai… Trascorso un anno di snervante attesa mia madre, carattere forte e deciso, andò a protestare dal Direttore ed allora..con mille scuse, mi hanno richiamato (“scusateci”), non prima di una ulteriore prova. Nel frattempo,in quel periodo, non mi ero affatto riguardata ed esercitata e all’audizione… che consisteva in un vocalizzo…ero completamente afona”.

Che situazione hai incontrato alla scuola di canto della Scala?

L’ambiente era alienante ed estremamente competitivo, con orari assurdi” – prosegue Brunella – ”Prendevo la metropolitana la sera tardi nel tratto tra Precotto e Duomo. Da sola, uscita dalla scuola elementare, Galleria, giro sulle balle del toro e Scala,e questo per anni. Eravamo soggetti a selezione durissima, gli insegnanti molto rigidi, tanto è vero che da ottanta siamo rimasti, alla fin fine, in quaranta. Curiosamente, con poca attenzione o professionalità o differenti interpretazioni delle mie capacità, mentre alla Scala ero contralto successivamente, al Conservatorio, soprano drammatico ”. Ben poco, solo la voce e la forza di volontà, indicava i futuri successi musicali.

Successivamente cosa si è verificato?

Dopo tre anni alla Scala ho mollato e superato la prova di ammissione al Conservatorio di Milano. Con risultati mediocri! Ti ho già detto del cambiamento nel ruolo vocale. Era Direttore Marcello Abbado, fratello di Claudio, tradizionalista e poco propenso alla comprensione. La musica, invece, cresceva dentro di me allegra, un po’ ribelle. Strimpellavo a tempo perso al pianoforte ritmi ragtime e sono stata redarguita. Risultato? Voti decisamente bassi e un forte scontento verso quel modo di conoscere e vivere la musica. Soprattutto, e molto più grave, si è sviluppata una atrofia alle corde vocali che, fortunatamente, il maestro Nino Tagliareni ha “salvata” ricorrendo alla tecnica musicale monteverdiana”.

Nel 1999 hai conosciuto Ezio Guaitamacchi, giornalista, scrittore, musicista country e amante della Beat Generation americana.

Ezio è stato decisivo, conosciuto nel 1999, come persona innanzitutto e, nello stesso tempo, come artista e musicista! La musica degli anno ’60 e ’70, le esperienze culturali e politiche che vi erano legate, tutto si è svelato in poco tempo.” – i ricordi di Brunella scorrono rapidi -” Per me abituata alla Scala ed al Conservatorio, all’ascolto dei dischi, è stata una folgorazione. Sì, la mia voce è divenuta un valore aggiunto! Ezio mi ha fatto conoscere Jony Mitchell, amore a prima vista, musica colta. Nel 2004 ci siamo recati negli Stati Uniti, sulla West Coast, ed a San Francisco ho incontrato molti dei protagonisti della Beat Generation..Avrei potuto benissimo stabilirmi lì e dal punto di vista musicale mi sarei certamente affermata”.

Come hai conosciuto Ezio Gaitamacchi?

Ezio ha sempre lavorato in campo giornalistico, tiene ancora oggi corsi di giornalismo presso il CPM (Centro Professionale Musicale diretto da Franco Mussida). In quel periodo aveva pubblicato Figli dei fiori di Satana, che parlava di Charles Manson e della sua banda di fanatici assassini. Così mi ha fatto una proposta difficile, provocatoria e stimolante ad un tempo: “Tu canti, io suono, e presentiamo il libro in forma musicale”. Proprio così come ho conosciuto Brunella per Psycho Killer non molto tempo fa.

Mi descrivi il tuo stile musicale? Certo, la tua è musica d’autore. Con che genere musicale hai iniziato ed ora come ti definisci?

La musica classica, innanzitutto. E poi il soul R & B, la Black Music, il Rock e tutto ciò che fa vibrare le corde della mia anima”. Più sintetica ed efficace di così! “Le corde della mia anima” – una splendida definizione della musica.

Torniamo alla tua vicenda artistica..

Dopo essermi esibita in molti locali del Nord Italia, con Ezio ho partecipato a centinaia di spettacoli, presentazioni letterarie. Soprattutto mi sono esibita con Paola Turci e Andrea Mirò, artisti di grande professionalità ed umanità, Serena Autieri, Massimo Bubola, Alberto Fortis, Folco Orselli, Massimo Priviero, Boris Savoldelli, Fabio Treves, Eugenio Finardi, Daniele Tenca, Ricky Gianco, Tommaso Ceresuolo dei Perturbazione, per ricordare i musicisti italiani”.

E poi, quali altri artisti hai incontrato?

Certo, la voce splendida, graffiante e inconfondibile di Brunella e la presenza di Ezio sul palco – difficile svolgere il ruolo di di apertura della serata – hanno consentito a Brunella di dare avvio a concerti di livello internazionale: Noa, Jefferson Starship, Tuck& Patti, Big Brother & Holding, Mick Teylor, Antonella Ruggero.. “Patti. Abbracciandomi, ha insistito per farmi cantare con lei accompagnata dal marito Tuck ma dopo una strofa non me la sono sentita di andare avanti a causa dell’emozione”. Quante cantanti italiane, ho pensato tra me e me, possono vantare una esperienza tanto variegata e significativa?

Quando ti esibisci che emozioni avverti?

Fondamentalmente sono timida” – esclama sorridendo Brunella – “”e mentre canto non guardo mai la gente. Fisso un punto lontano e mi concentro. Anzi, in occasione degli acuti o delle tonalità più elevate, rivolgo lo sguardo a terra mentre molti altri artisti guardano in alto (Sined O’Connor, addirittura, chiude gli occhi mentre canta). Quando mi esibisco emerge la parte di me più profonda, intima ed emotiva… Supero con un balzo tutte le difficoltà incontrate per far conoscere questo dono meraviglioso, la mia voce. Mi espongo donna sensibile, cantante, con aspettative ben precise”.

Quali progetti nutri per il futuro?

Vorrei incidere un disco ed ho anche composto delle canzoni. Solo che è difficile perché in Italia il mercato discografico è asfittico, le major si interessano solo ad un certo tipo di artisti e valorizzano l’audience. Ma non si può mai sapere! Collaboro con Gianni Resta che recentemente ha presentato il suo ultimo album, Discorocksupersexypowerfunkybil e mi esibisco con The blueband.ita, venti elementi diretti da Gilberto Tarocco”.

 

MY PERSONAL MIND UNA VOCE LIBERA

 

A cura della Redazione

Personal MIND, ad un mese dalla fondazione, ha riscosso successo di pubblico anche in altre Nazioni oltre che nel nostro Paese, attirando interesse oltre le aspettative della vigilia. Lettori e semplici conoscenti ci hanno offerto una grande apertura di credito, artisti di grido donato tempo e ricordi, il dominio del blog registrato garantisce stabilità anche dal punto di vista legale. E’ giunto quindi il momento di cambiare veste grafica e strutturare differentemente il blog!

L’immagine di copertina di Vasilij Kandinky invita indistintamente, pubblico e collaboratori, ad avvicinarsi a MY Personal MIND con spirito di libertà, e partecipazione. Tutte e tutti possono e potranno leggere, commentare e contribuire con scritti, poesie e segnalazioni, rendendolo casa comune.

Vasilij Kandinsky dipinse l’opera nel 1940, allorché Parigi era invasa dai soldati nazisti. Eppure, in tanta desolazione, egli inserì il colore! Se la realtà culturale, sociale e persino personale odierna può apparire problematica, facciamo nostra la sua apertura di credito alla vita, coloriamo di vita anche il mondo del web.

La Redazione continuerà ad offrire chiarezza di scrittura, informazioni affidabili e interesse per le avventure culturali ed umane che hanno caratterizzato MY Presonal MIND sin dalla sua fondazione.

MY Personal MIND perderà in generalismo!. I contenuti attuali saranno suddivisi in cinque categorie. La lettura risulterà avvantaggiata, l’unità complessiva preservata. Immagini e testo si integreranno ancor più con la pubblicazione di video.

Le categorie, facilmente accessibili dalla Pagina, sono:

Poesia (comprese recensioni e scrittura poetica).

Interviste coinvolgerà artisti, uomini e donne, con particolare interesse per la vita e le loro vicende umane.

Musica pubblicherà informazioni e video italiani ed internazionali.

Società accoglierà quanto si muove nel campo sociale, dall’aspetto medico al volontariato agli eventi più diffusamente culturali.

In Arte e varietà, Amiche ed Amici, leggerete di cabaret, cinema e teatro.

Un ringraziamento riconoscente e affettuoso corre alle Amiche ed agli Amici della Redazione per l’impegno (e la pazienza) profusi in queste settimane.

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Sarà sempre possibile visitare il blog e le rispettive sezioni semplicemente facendo riferimento al link, siamo presenti su Google e la Pagina MY Personal MIND garantiscono ulteriori opzioni.

Per quanto riguarda commenti, ogni articolo pubblicato nel blog presenta l’opzione LASCIA UN COMMENTO di seguito al titolo. Un piccolo incomodo imposto da WORDPRESS. I vostri MI PIACE ed i COMMENTI ci aiutano a vivere ed a proporre (gratuitamente) sempre contributi originali e nuovi.

 

FRIDA NERI: LA MELODIA VITALE

Contributo a cura di Roberto Ferro

Incontro Frida Neri, cantautrice forlivese ben conosciuta negli ambienti della musica d’autore italiana e vincitrice del concorso Augusto Dall’Oglio 2010.

Quando hai avvertito questo grande interesse nei confronti della musica?

Fin da piccola giocavo a fare la cantante” – risponde Frida sorridendo -” Intorno ai sei anni recitai la prima poesia, intorno ai sette – otto anni cantai la prima canzone. Poi, crescendo, attraverso varie fasi di maturazione, ho raggiunto il traguardo di un rito personale e privato”.

Da quanto tempo ti esibisci?

“Suono dal vivo ormai da oltre dieci anni, ma il cammino è così lungo da spingermi a percepire le esibizioni sempre differentemente le une dalle altre”.

Cosa ti ha spinto, come hai dichiarato in una intervista del 2010, a passare dai generi musicali pop, rock e grunge a quello attuale?

Ho viaggiato molto a causa delle molte anime che mi abitano” -afferma Frida pensierosa. Un filo rosso (invisibile) sembra unire generi in apparenza tanto dissimili, confronti con un mondo votato esclusivamente al possesso. Il grunge è l’anima che vuole almeno sentire di stare morendo! Il fado è il canto dell’uomo che ancora vede e sente il mistero dell’esistenza, la legge del fato. C’è, in comune, quella che Pasolini chiamerebbe disperata vitalità. L’arte è un potente strumento alchemico che trasforma dolore in bellezza”.

Perché hai scelto il fado, un genere musicale pressoché sconosciuto in Italia?

Non l’ho scelto, né lui che ha scelto me grazie alla voce maestosa di Dulce Pontes in grado di associare il registro leggero al lirico. E cantarlo mi ha rigenerata: voce, vita e orizzonte di riferimento!”

Come si è verificato il passaggio dall’inglese ai testi in italiano?

Si è verificata in me come una riscoperta, un ritorno alle origini. Un piccolo rito di ritorno. Dietro una lingua c’è un mondo di senso che ne regge i significati” -afferma decisa Frida – “Ho ritrovato questo mondo! Negli ultimi tempi, tuttavia, mi ha rapita una lingua vicina al latino, arcaica. Non avrò per caso sbagliato secolo?”

Che rapporto hai con il pubblico nel corso dei concerti?

Mi piace raccontare, talvolta tacere, talaltra trascinare. In altre occasioni mi isolo! Dipende dal luogo, dal contesto e da quello che sto cantando” – Frida sembra recuperare con la memoria i molti concerti eseguiti -”Il mio stato d’animo è importante. Ma il pubblico, l’assoluto altro, c’è sempre. Anche quando ad occhi chiusi canto la solitudine”.

Mi descrivi in breve il retroterra musicale e culturale, l’artista insomma come si è formata?

Per quanto riguarda i cantanti ricordo i Pearl Jam, Ivan Graziani, Dulce Pontes, Billie Holliday, Aretha Franklin, Etta James, Amalia Rodrigues. Per quanto riguarda la filosofia e le letture impegnate Carl Gustav Jung e James Hillman”. Sicuramente, verrebbe da dirsi, Frida è giovane di anni ma possiede una cultura alle spalle. Forse né proprio questa cultura a consentirle di pervenire all’essenzialità.

Hai dei progetti in cantiere?

Lo scorso agosto è andata in scena l’anteprima del mio nuovo spettacolo Alma (http://www.youtube.com/watch?y=DCgtZSA-ye-s). Si tratta di un racconto su vari livelli: dalla musica alla danza, alla poesia. Si tratta della ricerca dell’anima mundi, retrostante le mille differenze. Un rito, un incantesimo, un viaggio. Seguirà tra breve la realizzazione del prossimo album che porterà lo stesso nome. E poi mi dedicherò al fado, alla musica greca e a quella napoletana…al gregoriano…C’è tutto un mondo da scoprire!”

YVES SAINT LAURENT: LO STILISTA IMPERFETTO

 

Redazione di MY Personal MIND

Parigi, 1957, la Francia in piena guerra d’Algeria, Yves Saint Lauren appena ventunenne prende il posto del defunto Christian Dior che lo stima e intuisce i suoi talenti. La prima collezione sarà un successo internazionale tuttavia…

Il giovane stilista si troverà ad un drammatico bivio. Il disturbo maniaco depressivo gli imporrà stranezze e scatti d’ira a non finire, persino il ricovero in ospedale psichiatrico ed il licenziamento dalla maison Chistian Dior. Dall’altro lato, conoscerà l’amore della vita con Pierre Bergè (ancora vivente) che lo amerà, proteggerà e accetterà il carattere difficile del compagno, mente organizzativa della maison YVL.

Una relazione cinquantennale raccontata con grande sensibilità e delicatezza da Jalil Lespert (attore de Le risorse umane del 2000) sulla base delle memorie di Pierre Bergé. L’amore, dimensione sconosciuta a molti, sarà assaporata da Yves e Pierre, con (relativa) fedeltà e sicura riconoscenza.

Un buon film, non un capolavoro che, tuttavia, potrebbe insegnare molto agli sceneggiatori ed ai registi italiani. Non mancherebbero sicuramente diari, biografie e testimonianze per descrivere analoghe avventure umane anche nel nostro Paese.

Yvers Saint Laurent si pone sulla scia de La vita di Adele e Tutto sua madre, l’omosessualità vista in prospettiva affettiva e relazionale, quotidiana, senza pietismi e neppure ideologie da condannare o difendere a spada tratta.

Il pubblico lo scoprirà gradevole, inserito nel mondo della moda senza apparire stucchevole, trasgressivo senza compiacimento, sicuramente attento all’umanità dei protagonisti (modelle comprese) quindi obiettivo nella narrazione degli episodi. E le spettatrici di ogni età ringrazieranno Yves Saint Laurent!

YVES SAINT LAURENT

Regia: Jalil Lespert

Soggetto: Laurence Benaim (libro)

Sceneggiatura: Marie – Pierre Huster, Jacques Fieschi, Jalil Lespert

Musciche: Ibrahim Maalouf

Interpreti

Pierre Niney Yves Saint Laurant

Guallaume Gaillene Pierre Bergé

Charlotte LeBon Victoire

Laura Simet Loulou de la Falaise

FRANCIA 2013 Durata 106′

 

SOUND OF SILENCE

 

Hello darkness my old friend

I’ve come to talk with you again

Because a vision softly creeping,

Left it’s seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

Still remains, within the sound of silence.

In restless dreams I walked alone

Narrow streets of cobblestome

Near the halo of a street lamp

I turned my collar to the cold and damp

When my eyes were stabbed by the flash of a neon light

Split the night…and touched the sound of silence.

And in the naked light I saw

Ten thousand people maybe more

People talking without speaking

People hearing without listening

People writing songs that voices never share

None dare, disturb the sound of silence.

Fools”, said I, “you do not know”.

Silence like a cancer grows,

Hear my words that I might reach you,

But my words, like silent randrops fell

And echoed the will of silence.

And the people bowed and prayed

To the neon god they made

And the sign flashed out its warming

In the words that it was forming,

And the sign said: “The words of the prophets

Are written on the subway walls, and tenement halls

And whisper the sound of silence”.

Simon and Garfunkel

 

INCROCI IMPREVEDIBILI A ORASENZOMBRA E LA MORTE DI FABRIZIO CANCIANI

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

La morte di Fabrizio Canciani

Tre giorni dopo l’ultimo giovedì di Orasenzombra di cui era fondatore assieme a Daniela Basilico, Fabrizio Canciani moriva la sera della prima di Giallo in fa diesis, tratto da un suo racconto e regista del bel cabaret musicale.

La scelta di una immagine in chiaroscuro indica la sua scomparsa e nel contempo la sua presenza nei nostri cuori negli anni a venire. Fabrizio Canciani sarà sempre con noi, alla pari di tutti i defunti significativi per la nostra vita, anche per me, conoscente per un attimo e in condizioni ormai precarie, quasi senza parole.

Lo ricorderemo con pennellate di doni, quelli di cui ha arricchito tutti noi, con l’arte, la gentilezza e la bontà d’animo! Buon cammino Fabrizio!

Ogni giovedì di Orasenzombra, presso l’Hotel Admiral Milan via Domodossola 16 Milano, ci riserva continue e gradevoli sorprese, con la collaborazione tra artisti di differenti sensibilità. Fabrizio Canciani e Daniela Basilico si sono rivelati, come sempre, anfitrioni attenti ed ironici.

Ospite d’onore della serata Patrik Fogli che ha presentato, con notevole verve e efficacia, la sua ultima fatica, Dovrei essere fumo (Piemme Editore, 2014). Abbandonata la letteratura Noire dei romanzi precedenti, Fogli si cimenta in una narrazione atipica, storie drammatiche di fallimenti, le vite di due uomini che si incrociano a distanza di settanta anni dalla Shoah.

Emile è un ebreo francese deportato ad Auschwitz nel 1942, dopo la retata del Velodromo di Parigi. destinato alla squadra del Sonderkommando addetta al trattamento dei corpi degli ebrei gassificati e periodicamente soggetta a decimazione. Egli incredibilmente sopravviverà alla morte fisica e a quella, deleteria dal punto di vista psicologico, della fidanzata. La crudeltà umana lo condannerà a subire un terribile senso di colpa e a porsi in continuazione le domande: “Perché loro sono morti ed io no?” “Come può sopravvivere Dio all’orrore di Auschwitz?”

Emile, naturalmente, non è mai esistito ma racchiude nella propria immagine e nelle proprie vicende i racconti dei pochi sopravvissuti. Lorenzo Castelluccio, attore e baritono, eseguendo un canto Seferdita degli Ebrei scacciati dalla Spagna nel 1484, ha reso splendidamente questa disperata malinconia del popolo ebraico.

Anche Alberto è un sopravvissuto, ex agente dei servizi segreti, reduce da guerre non dichiarate, affetto probabilmente da nevrosi post traumatica da stress. E’ un uomo fuori dal comune, prestanza fisica e affidabilità e decide di cambiare vita. Sceglie di fare la guardia del corpo di un anziano ricco, molto ricco, morente per il cancro ma a rischio di venire ucciso.

La vicenda di Emile e Alberto, uomini differenti per età e cultura ma non per esiti della vita, uno quasi padre dell’altro, trova il punto di contatto in un quaderno azzurro che narra la verità taciuta: perché certe cose sono accadute, perché la Shoah non ha lasciato pace neppure ai pochi sopravvissuti, perché, come afferma appunto la canzone Auschwitz di Francesco Guccini, “non è ancora sazia la belva umana?.

Dado Tedeschi ha incredibilmente sorprendentemente elogiato…il perdono che segue il desiderio di vendetta (alla suocera, al padre, alla madre, alla ex, al padre spirituale, a Barbara D’Urso e persino ai vigili urbani..), raggiungendo vette (quasi sublimi) di ironia, una sorta di Avvelenata al contrario di Francesco Guccini.

E’ possibile solo elogiare Lorenzo Castelluccio, con la sua lettura accorata e emotiva, patetica ed umana, di pagine del libro di Patrik Fogli. Alcuni tra i presenti (io tra questi) avranno pianto in silenzio!

Dario Contri, con grande aplomb, ci ha condotti nel regno dell’impossibile attraverso la mutazione genetica di alcune canzoni famose. E se Woman in love fosse stata eseguita dai Bee Gees come previsto e non da Barbara Streisand? E se la celebre Grande grande grande, invece di venire eseguita da Mina fosse stata cantata da Orietta Berti? Patty Pravo, fuggita in America per l’ennesimo matrimonio (poi fallito) ha consegnato Vola a Mia Martini. Quale grande artista, infine, avremmo conosciuto se Alessandra Mussolini avesse eseguito A chi la do stasera, cassata dalla casa discografica? Misteri della musica italiana!

Filo musicale prezioso della serata la Jazzeria con la rivisitazione di alcuni brani famosi. La voce straordinaria di Francesca De Mori ci ha presentato Pazza idea di Patty Pravo sino a Insieme a te non ci sto più di Caterina Caselli; una occasione per goderne a breve le interpretazioni innovative ed originali.

Una serata segnata, dunque, dall’incrocio di contrari o comunque di storie apparentemente in antitesi. Emile e Andrea nel romanzo atipico di Patrik Fogli, la vendetta e il perdono con Dado Tedeschi, il cambio più o meno repentino di esecutore ( con conseguente successo) nelle canzoni di Dario Contri e l’interpretazione swing e jazz di melodie ben note. Tutti incroci possibili (quasi) esclusivamente a Orasenzombra!

 

GIALLI IN FA DIESIS: DONO DI FABRIZIO CANCIANI

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

Il pubblico accorso numeroso lunedì 24 marzo presso il teatro Linguaggicreativi (www.linguaggicreativi.it) di via Eugenio Villoresi 26, Milano, ha scelto sicuramente bene. Gialli in fa diesis, con la partecipazione di Tony Rucco, Francesca De Mori e la Jazzeria, testo e regia di Fabrizio Canciani, appartiene alla migliore scuola del cabaret musicale, senza trascurare le sorprese amare che il destino riserva.

Fabrizio Canciani, artista musicista scrittore ispiratore con Daniela Basilico di Orasenzombra, ci ha lasciati, proprio il giorno del debutto, stroncato da un male progressivo e inesorabile. Una coincidenza che rappresenta simbolicamente il passaggio di testimone tra la sua esperienza artistica e quella di molti artisti da lui scoperti e valorizzati, sempre incoraggiati.

L’ambientazione di Gialli in fa diesis è geniale ed essenziale nel contempo e ruota su pochi semplici oggetti di uso comune, una scrivania d’annata, un giradischi per dischi in vinile, un divano. Tony, scrittore di gialli in crisi creativa é alla ricerca di ispirazione da vecchi dischi, Francesca De Mori, vocalist e presenza eterea e flessuosa lo affianca e la Jazzeria (Marco Castiglioni batteria, Mario Belluscio contrabbasso e Mauro Bazzini chitarra) infonde ritmo ai dialoghi.

Punto di contatto tra artisti e rappresentazione scenica è la musica, anzi canzoni di successo alle quali Francesca De Mori e la Jazzeria infondono nuova anima. Ad ogni pezzo musicale una ispirazione, in questo caso, un tentativo di ispirazione: Bette Davis Eyes per le dark ladies, Video Killer the Radio Star per i gialli ambientati nel mondo dello spettacolo e Insieme a te non ci sto più, per i delitti passionali.

La narrazione scorre veloce, senza indugi, ambientata di sera che, si sa, è l’ora dell’ispirazione letteraria. Tony è alle prese con vicini molesti e litigiosi, cattiva musica altrui, l’ispirazione tardiva e un fiume di ricordi. Una recitazione ironica, efficace e sobria nello stesso tempo.

Francesca De Mori, slanciata e sensuale, voce inconfondibile, ha colorato di emozioni le gag e le battute (mai insistite) di Tony Rucco. La vocalist ha tessuto con semplicità e forza un filo tenace e invisibile nel contempo che ha cucito assieme musica e dialoghi.

Anche se sussistono margini di miglioramento, appunto è una prima, Gialli in fa diesis, cabaret musicale mi ha convinto della possibilità (anzi, della necessità) di proporre sulla scena milanese cabaret e gag alieni da eccessi e protagonismi se non addirittura da volgarità. Dialoghi e musica possono benissimo, in presenza di artisti di valore quali Tony Rucco e Francesca De Mori, risultare estremamente gradevoli. Credo fosse anche questo il desiderio di Fabrizio Canciani, semplicità positività e umanità!

Lettori e Lettrici di MY Personal MIND, se visiterete http://www.settenotemusic.it/rel03/ scoprirete i prossimi appuntamenti di Gialli in fa diesis e altre proposte interessanti organizzate da Settenote music&events.