YPRES: LE RAGIONI DI UNA SCELTA

 

Eric Bogle The green fields of France

Contributo a cura della Redazione di MY Private MIND

La Redazione di MY Private MIND ha ricevuto alcune lettere che hanno posto una domanda solo in apparenza banale. Perché avete scelto Ypres, una cittadina delle Fiandre, a noi italiani, come simbolo della Prima Guerra mondiale? Avete tralasciato la causa scatenante, l’attentato di Sarajevo? In realtà questo interrogativo ne cela altri ai quali solo in parte è possibile offrire una risposta.

La Prima Guerra Mondiale è iniziata il 28 luglio 1914 e si è conclusa l’11 novembre 1918. L’Italia ha dichiarato guerra all’Austria Ungheria (non alla Germania) il 24 maggio 1915. Il nostro Paese ha, quindi, avuto a disposizione un anno intero per verificare la cruda realtà della guerra moderna (trincee, mitragliatrici, cecchini, stasi delle operazioni) optando, infine per una belligeranza poco o punto opportuna.

Ypres non è stata probabilmente la battaglia più sanguinosa della Prima Guerra Mondiale, non rientra tra le date da tenere a mente per superare l’Esame di maturità. La Somme e Verdun hanno tristi contabilità persino superiori. Sono state, in tutti i casi, battaglie confinate nel tempo, mesi, non l’intera durata dell’immane conflitto, quasi dal primo giorno all’ultimo Ypres si è imposta come cardine delle operazioni militari del fronte occidentale per l’intera durata del conflitto, dal 1914 al 1918, senza un attimo di pausa.

Per gli appassionati di storia e dell’arte bellica (e noi non sono tra questi), Ypres e gli immediati dintorni sono particolarmente istruttivi: l’utilizzo diffuso del gas da parte dei tedeschi (l’Iprite), lo scoppio delle mine più potenti (la loro deflagrazione simultanea fu percepita persino a Londra). I risultati di questi strumenti di distruzione di massa, non furono pari alle aspettative (salvo il fatto, decisivo, che il Corpo di spedizione inglese non fu costretto al reimbarco e l’Intesa non perse la guerra).

Ypres è, invece, dopo un secolo, un esempio unico di integrazione tra vivi e morti, tra storia e memoria. A Verdun, la Somme, lo Chamin Des Dames, Redipuglia una visita richiede una sorta di viaggio, breve o lungo; la necessità di deviare dalle grandi arterie di comunicazione. Persino a Verdun, l’apice della sofferenza per il popolo francese, per salire all’ossario ed all’immenso cimitero all’aperto è necessario allontanarsi dalla città che si stende a fondo valle e attraversare cupi malinconici angoscianti boschi senza abitazioni o villaggi.

Ypres si offre invece al visitatore nella propria quotidianità industriosa. La città è stata completamente ricostruita, grandi edifici medievali trasformati in visitati musei della pace, i cimiteri militari si stendono tra le abitazioni civili senza cesure, esiste un flusso continuo di visitatori dall’Inghilterra, dalla Francia, dal Commonwealth. Ypres è una cittadina prospera e produttiva, ha imparato a convivere con la Grande Guerra e, soprattutto, non vive di ricordi ma con (non di) i ricordi.

Ypres ha generato grande poesia con In the Flonders Fields di John McCrae, l’ufficiale canadese che in queste trincee ha composto i versi ed è caduto (l’archetipo poetico dei papaveri rossi de La guerra di Piero di Fabrizio De Andrè trae origine da questa poesia), ispirato libri quale Nelle tempeste d’acciaio di Ernst Junger e suggerito film di successo.

Ci siamo imbattuti in molta musica, in particolare sotto forma di ballata. Musica commovente, poetica, soprattutto recente. Segno che il ricordo di questa tragica avventura e dei mille drammi paralleli (si pensi alla grande rivolta irlandese scoppiata nel 1917) che fanno corona a Ypres ed al significato simbolico che essa racchiude, è ancora, anche dal punto di vista dell’ispirazione artistica, un fatto vivo e palpitante.

Il nostro non è stato un viaggio nel de ja vù. Abbiamo invece scelto la vita quotidiana: apprezzato la squisita cucina fiamminga, scoperto la semplice cortesia della gente, camminato tra le lapidi bianche dei cimiteri militari sparsi per la città, assistito alla commovente cerimonia presso il Menin Gate Memorial e in silenzio riflettuto sugli orrori della guerra per evitarla pensando alla vita.

Molte domande sono rimaste purtroppo senza risposta. Per esempio, un appassionato di fotografia avrebbe apprezzato la semplice serenità dei cimiteri se comparata alla retorica ed alla freddezza di quelli italiani. Un poeta (noi avremmo preferito una poetessa in rappresentanza di madri, compagne, sorelle) avrebbe potuto brevemente riflettere sulla lirica di John McCrae.

A nostro avviso, solo in una prospettiva di vita e di accettazione del passato, la cerimonia che il 26 giugno richiamerà ad Ypres Capi di stato e Autorità risulterà, alla fin fine, utile alle nuove generazioni. Evitare la retorica e imparare a convivere con i resti di quanti in tale dramma hanno perso la vita, significa esorcizzare i fantasmi delle rivendicazioni, allontanare i cattivi maestri che sembrano risorgere maleficamente anche nell’Europa del 2014.

La Storia ha concesso al nostro Paese, nel 1914 come nel 2014, un anno per riacquistare intimità con quanti non tornarono, quasi si fosse temuto nel corso degli ultimi decenni, visitandoli e sostando in silenzio per un attimo accanto ai loro resti, di apparire guerrafondai, difensori delle forze politiche che condussero all’intervento oppure (è capitato) persone incapaci di ribellarsi al Potere.

 

LIA SEDDIO: IL CAMMINO DI UNA MUSICISTA CHE AMA LA VITA

 

 

Contributo a cura di di Roberto Ferro

 

Lia Seddio é una giovane cantante, concreta intraprendente, indaffarata, tenace nelle avversità e, sicuramente, innamorata della musica. Grazie ad una splendida e fresca voce si é affermata in Svizzera e Italia. La intervistiamo a distanza di alcuni mesi e mi accorgo di come la sua vita d’artista scorra rapida.

Hai conosciuto Mogol?

Non ho mai frequentato la scuola di Mogol”- risponde Lia riprendendo il filo del discorso interrotto nella precedente intervista -”Ho invece partecipato ad un concorso, il “Tour Music Fest”, dove ho potuto fare dei corsi alla sua scuola. Assieme a Marco Monti siamo arrivati in finale a Roma con Mogol che sedeva in giuria”.

Dopo la scorsa intervista quali esperienze hai avuto?

L’esperienza con Mogol ci ha molto arricchiti e abbiamo continuato a tenere concerti possedendo un bagaglio artistico più ampio. Attualmente siamo iscritti ad un altro concorso per cantautori, il “Premio Note d’Autore”. Il 19 giugno abbiamo partecipato a Milano alla prima audizione e siamo stati scelti per la semifinale che si terrà a settembre” La concorrenza é agguerrita, i suoi talenti musicali e professionali degni di nota.

Hai composto canzoni o prodotto videoclip?

Per ora ho prodotto solo il videoclip “Cammina”, anche se durante il 2015 dovrei uscire con un altro singolo che anticiperà l’album. Sto organizzando proprio in questi giorni le sessioni di registrazioni che avranno luogo nell’autunno del 2014”.

Quali sperimentazione musicale hai portato avanti in questi mesi?

Il genere che suoniamo lo abbiamo gradualmente definito. E’ il pop contaminato, in quanto ogni brano é associato a generi diversi dal pop tradizionale. Ho cominciato da bambina con la musica classica, celtica e pop, per poi di recente esplorare altri generi quali jazz, funky e latino. Questo grazie anche alla collaborazione con Marco Monti (coautore e chitarrista) e diversi altri artisti”. Una caratteristica di Lia é infatti la sua capacità umana di coinvolgere il pubblico e altri musicisti in una proposta musicale sicuramente interessante.

Sei / siete una band “transfrontaliera”

In questo periodo abbiamo suonato molto in Svizzera (a Locarno, per esempio)! Tuttavia ci stiamo orientando verso l’Italia. Il 3 maggio eravamo a Milano al padiglione svizzero di presentazione di Expo 2015 (giro del gusto). Eravamo un quartetto perché, purtroppo il quinto elemento della band non é potuto venire. Di seguito ci siamo esibiti al Salone internazionale del libro di Torino in diretta televisiva (RSI) e radiofonica (Rete 2). Su Youtube é possibile seguire i video di quattro brani di quella esibizione”.

Quale é allora il tuo (il vostro) progetto attuale?

Il progetto su cui sto (stiamo) lavorando é la registrazione del mio primo album per poi organizzare una turnee di presentazione”.

Quali obiettivi si propone la tua musica?

Desidero semplicemente arrivare alla gente attraverso la musica, strappare qualche sorriso, nutrire emozioni e magari trasmettere messaggi che chi vorrà coglierà”. Chissà se, grazie alla sua intraprendenza ed alla curiosità del pubblico, potremo applaudirla presto a Milano!

 

LETTI DI NOTTE 2014: L’ESTATE INIZIA IN LIBRERIA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Sabato 21 giugno, si é svolta la manifestazione “Letti di notte 2014”, il D Day della letteratura estiva milanese. Per quanto riguarda l’appuntamento di via Albertini (zona Paolo Sarpi), organizzatrici infaticabili ed efficaci Sabina Visintin, direttrice della libreria 6Rosso e Daniela Basilico, anima e conduttrice di Orasenzombra che insieme a Luca Covri ha presentato con invidiabile serenità la lunga serata.

Letti di notte 2014” ha valorizzato l’attività sovente misconosciuta dai mass media, comunque sempre preziosa, delle piccole librerie, veri e propri capisaldi della vita culturale dei quartieri. “6Rosso” rappresenta, nel cuore della Chinatown milanese, un esempio notevole di proposte culturali e sociali.

Altrettanto importanti si é rivelata la piccola editoria che é andate acquisendo via via un ruolo crescente nel panorama culturale nazionale. I suoi punti di forza sono: intreprendenza culturale, lungimiranza e coraggio nel pubblicare autori ed opere poco o punto conosciuti. Pochissimi giorni or sono l’Editrice Mondadori ha riconosciuto in quella “minore” “l’ancora di salvezza dell’editoria italiana”.

Vista dalla parte del pubblico, non deve essere stato certo facile per Luca Crovi e Daniela Basilico coordinare la trentina di scrittrici e scrittore, tutti con empatia, narrazione delle personali esperienze letterarie ed opere tanto difformi. In tutti i casi, scrittrici e scrittori accomunati dalla passione per la scrittura e il genere noire.

La serata ha offerto al folto e variegato pubblico presente un panorama esauriente della letteratura noire lombarda, la comicità provocatoria e irriverente di Dado Tedeschi e la musica estremamente accattivante della Jazzeria, la voce profonda di Francesca De Mori e Tony Rucco alle prese con la presentazione dell’ultima fatica, “Gialli in Fa diesis”.

Pronti a ripartire con “Letti di notte 2015”!

 

UNA VIRGOLA IN UN MONDO DIFFICILE E ORASENZOMBRA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Spesso i guai hanno origine da particolari apparentemente secondari” – con questo slogan Daniela Basilico, solare ed arguta, e Dado Tedeschi, multiruolo, hanno presentato l’ultimo lavoro di Massimo Milone a Orasenzombra, giovedì 18 giugno presso l’Hotel Admiral Milano, Via Domodossola 16.

Un mondo difficile”, Happy Hour Edizioni, appartiene a pieno titolo alla “letteratura di intrattenimento”, attenta a quanto avviene nella società e nel contempo di semplice lettura. Protagonista del racconto un manager, Luca Massala, professionista decisamente mediocre, superficiale anche se non inetto, marito infedele di una moglie di rappresentanza.

Il libro trae spunto” -ha precisato l’autore – “da “Una vita difficile” di Alberto Sordi. Anzi, Massala, oltre a ricordare nel nome il cattivo di Ben Hur (Valerio Messala), é modellato sul prototipo umano di Alberto Sordi”. Il racconto riceve ispirazione da numerose citazioni letterarie senza apparire né datato e neppure “colto”.

Le disavventure di Luca Massala traggono origine da una virgola spostata, una inezia in un grafico che, tuttavia, cela una realtà amara: la riduzione del personale non di 2,5 dipendenti ma 25 in un ufficio che ne conta un numero ben inferiore. Questa figuraccia in occasione di una riunione importante (il protagonista non ha vigilato sull’operato dei collaboratori perché piacevolmente impegnato) sarà rovinosa per le sue sorti Egli perderà nel giro di pochi giorni impiego, benefit, immagine sociale e matrimonio (da sciupa femmine a quasi cornuto), si troverà ad affrontare l’ignoto al quale, tuttavia, nella sua piattezza é ben attrezzato.

L’amica giornalista Nadia Pertinace assume un ruolo decisivo nella vicenda” – ha proseguito Massimo Milone. Si tratta di una donna della medesima vacuità umana del protagonista. Nasconde con abilità professionale le ragioni del licenziamento di Luca Massala, facendo propria una precisa filosofia di vita: “la verità non serve a nulla ma é valido solo quello che scrivono i media”.

Il secondo protagonista appartenente al mondo dei media é Tommy Ruscio, conoscente della giornalista, conduttore in un talk show di successo frequentato da casi umani apparentemente pietosi. Si tratta del corrispettivo maschile e “caciarone” (per dirla alla romanesca) della giornalista Nadia Pertinace. Entrambi “figli di un Dio vacuo e banale”!

Luca Massala finirà per essere arruolato dalla politica, in un partito di estrema sinistra, dove continuerà a dispensare piattezza e vacuità.

Da par suo, Dado Tedeschi ha rivestito con leggerezza e incisività differenti ruoli: cabarettista con una declinazione arguta dei desideri (umani), cantante con la parodia di Down Town di Petula Clark accompagnato dal pubblico e, infine, presentatore assieme a Daniela Basilico.

““Un mondo difficile” ha avuto una gestione lunga” – ha proseguito Massimo Milone -”ho iniziato nel 2003 ed infatti numerosi particolari tecnici (per esempio, la presentazione del famoso lucido con la virgola sbagliata) risalgono a quell’epoca. Il fatto di conoscere molto bene quel mondo dal punto di vista professionale, mi ha sicuramente aiutato”.

In un mondo di apparenze, non poteva mancare una simpatica consulente vendite, Alessandra Carla Brambilla, convincente nell’incrementare gli acquisti e nello scacciare i perdigiorno curiosi.

Mirko Angelucci, cabarettista, ha letto alcuni buffi, eppur reali, codicilli legali americani. Nel Nebraska, per esempio, é vietato cacciare balene (il legislatore si é dimenticato che lo Stato non é bagnato dall’acqua salata). Nel Vermont, invece, é fatto divieto fornire alcolici ai minorenni (giusto!) e…anche offrirlo agli alci. In Alaska, infine é fatto divieto lanciare dall’aereo gli alci, vivi o morti non importa.

La serata di Orasenzombra ha offerto una piccola provocazione al pubblico presente: nel lavoro come nel cabaret spesso é tutta una questione di virgole e di particolari apparentemente secondari.

 

BLACKWATER

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Cristopher Owen scompare con le figlie gemelle di sette anni, Eleonor e Evelyn, una mattina durante il tragitto per portarle a scuola. La loro auto viene ritrovata nel fiume Blackwater, nel sud dell’Irlanda.

Iniziano le ricerche, si ipotizza un rapimento, poi un suicidio: in realtà, le indagini si arenano in breve tempo. Helen Baker, la moglie, non si arrende, non vuole che il caso venga archiviato, ma sviluppi che si sovrappongono fra loro, le danno la giusta percezione che, se ambisce a giungere alla verità sull’accaduto, deve agire personalmente.

Grazie a Connor Doyle, un amico poliziotto che la indirizza ad alcuni professionisti di grande esperienza nello spionaggio e missioni militari, la donna incontra Marcus Cox. L’uomo é un mercenario a capo di una squadra di individui forgiati per uccidere: la “Kidon”.

Una figura entrerà in azione nel bel mezzo delle indagini: Lexi Allen, una donna caparbia e dotata di grande intuito per l’investigazione. Questa entrerà in azione solo per caso. Sta lavorando per un magnate statunitense: Liam Miller. Il figlio di questi é stato ucciso da due signori della droga colombiani: Ricardo Blanco e Hector Varela.

Marcus, che si trasferisce in Colombia seguendo una pista su Owen, per il quale sembra profilarsi un quadro misterioso ed oscuro che implicherebbe una doppia vita, incontra Lexi, sua vecchia conoscenza sul campo ed ex fidanzata. I due hanno un trascorso sentimentale caratterizzato da una passione infuocata e ricca di passione. Proprio per l’intreccio delle due missioni collegate ai due magnati del narcotraffico, si ritrovano faccia a faccia.

Molta azione, lotte all’ultimo sangue, colpi di scena e suspance, condurranno ad un epilogo imprevedibile, con personaggi efferati e senza scrupoli. La tenacia di tutta la “Kidon”, la volontà di Helen, il sostegno imprevisto di Liam Miller, che si unirà alle ricerche per ritrovare gli Owen, saranno gli ingredienti fondamentali per un finale dirompente. Ogni attimo, ogni passo, ogni strategia, daranno alla storia un ritmo incalzante.

Lisa Adler, vive in Toscana dove scrive i suoi romanzi gialli e d’avventura.

Blackwater è disponibile in formato cartaceo e on line (Amazon e Feltrinelli), Codice ISBN 8891142301 nelle migliori librerie.

Il link per l’acquisto corrisponde a quello del blog http://adlereds.blogspot.it/p/blacwater.htlm

A pagamento

Schegge

Giulia

Hymir

Gratuiti

L’alba

L’alba sospesa

Senza volto

Fuoco e oro

 

SPIRIT OF MARATHON II: YLENIA ANELLI PODISTA DA MARTE

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

Se verrai ad assistere alla proiezione di “The spirit of marathon” comprenderai le motivazioni della mia scelta”- con semplicità mi ha salutato Ylenia Anelli alla conclusione dell’intervista. Mai parole furono tanto profetiche e vere.

Spirit of the marathon II”, regia di John Durham, narra la storia della maratona olimpica e di sette atleti che hanno partecipato alla maratona di Roma del 2012. Sono donne e uomini di tutte le età, di Nazioni differenti. Due di essi (una ragazza africana ed un ucraino) sono atleti professionisti, altri anziani o di mezza età (chi ha corso tutte le edizioni della Maratona di Roma e altri per reagire alla morte per overdose del figlio). Due giovani donne, infine, con (una americana intenzionata a correre 52 maratone in 52 settimane per sensibilizzare la lotta contro il cancro al pancreas e Ylenia Anelli).

L’attenzione del registra si concentra sullo “spirito” della Maratona (quello che unisce quanti si impegnano nella durissima gara). Una gara, tuttavia, che per quasi tutti i nostri protagonisti non implica record da battere ma “la possibilità di portare a compimento la Maratona, di farcela malgrado i limiti”. La ragazza americana afferma: “si corre con minore fatica, si arriva alla fine se ci divertiamo”. Anche se, lo ammetto, correre per 42 km col caldo torrido di questa sera di giugno é impresa che supera ogni immaginazione.

John Durham alterna vicende personali e brevi interviste a grandi maratoneti: Stefano Baldini, Paula Radcliffe (campionessa del mondo di maratona nel 2005 nonché primatista mondiale della specialità) e Orlando Pizzolato. Commoventi i filmati relativi a Abele Bikila alle Olimpiadi di Roma e Rolando Petri a quelle di Londra.

Per quali ragioni Ylenia Anelli ha deciso di partecipare alla Maratona di Roma? Che sia una donna che ama lo sport (alla pari di marito e figli) é evidente. Ma non é tutto!

Ylenia é una “Podista da Marte”. I “Podisti da Marte” sono una associazione atipica, una critical mass podistica i cui membri sono soliti correre in centro a Milano offrendo fiori ai passanti. Corrono per beneficenza e pensano di poter cambiare la città. Questa fu l’insolita occasione di conoscenza con Ylenia, un fiore offerto per la strada durante la Maratona di Milano dal presidente Fabrizio Cosi. ! I “Podisti da Marte” collaborano anche con City Marathon di Milano per il fundrising a favore di altri gruppi e associazioni no profit.

Ylenia mi accoglie sorridente ed energica nella sua abitazione di Bareggio, una villetta immersa nel verde, animata da due splendidi bambini. Già sulla soglia d’ingresso mi interrogo: quale desiderio l’avrà spinta a partecipare alla Maratona di Roma e, soprattutto, a recitare con tanta naturalezza nel film di John Durham?

Mi racconti qualche aspetto della tua vita?

Ho iniziato a lavorare a 19 anni, per un’azienda orafa italiana attiva prevalentemente all’estero. Ero molto apprezzata perché avevo studiato lingue (ne parlavo fluentemente tre) e ci sapevo fare con i clienti. Per lavoro ero spesso all’estero per le Fiere. Stavo bene economicamente, tuttavia quando decisi di formare una famiglia ed avere dei bambini, lavoro ed affetti iniziarono a divergere, pertanto mi licenziai e mi trovai un altro lavoro”.

Poi, nel 2012 la situazione peggiorò

Nel 2012 la situazione lavorativa peggiorò bruscamente e dopo che la mia ditta aveva dilazionato gli stipendi decisi di licenziarmi anche da qui. Anni prima mi ero sposata e mio marito, era allora istruttore di nuoto. L’avevo conosciuto quando frequentavo la piscina per ristabilirmi da un infortunio al ginocchio. Purtroppo, a causa di una broncopatia ostruttiva cronica é stato costretto ad abbandonare l’attività di istruttore. Nel 2010, assieme a lui, ho deciso di aprire un negozio di running e triathlon. Si é trattata di una grande avventura che ancora non sappiamo se sarà vinta. In tutti i casi, queste preoccupazioni erano col trascorrere dei mesi divenute difficili da reggere”.

Poi cosa é accaduto?

Sentivo di aver bisogno di una scossa, di una svolta forte. Desideravo (io ho sempre praticato sport, in particolare la corsa) gareggiare e, gradualmente, si é affermata in me l’idea della maratona. Nel febbraio 2012 mi hanno parlato di un regista americano che cercava una donna con determinate caratteristiche familiari e biografiche che potesse partecipare ad una maratona. Le candidate erano numerose ed io non avrei mai pensato che mi chiamasse. Invece, non solo la telefonata é arrivata… Mi ha incontrata in Stazione Centrale, gli ho raccontato le mie vicende e la storia e…sono rimasta in attesa.”.

La vita ha preso una brusca svolta, mi pare

Il giorno successivo avrei dovuto iniziare a lavorare presso una nuova ditta. Mi hanno telefonato da Roma e, con mia grande sorpresa, mi dicono: “Sei stata scelta!”.. Avrei corso sotto l’egida di Podisti da Marte.. L’allenatore mi raccomandava di iniziare gradualmente, e io, con tenacia, ho tenuto duro. Posso ben dire, ora, di aver vinto la scommessa”.

Come hai vissuto il rapporto con il regista e la macchina da presa?

John Durhan ha abilmente condiviso la vita quotidiana mia e dei miei figli con l’ esigenza di girare con le riprese qui in casa. Ha collegato la mia vita precedente, la maratona di Roma, a Bareggio, i preparativi, la partenza, per Roma. Con ironia ha colto la mia piccola impresa, il mio sorriso, la fatica, gli applausi dei miei figli e di mio marito all’arrivo”.

Che emozioni avvertivi nel corso della gara?

Per tutti i 42 km di gara non sono mai stata sopraffatta dallo sconforto, forse perché l’ho presa come un gioco non come la ricerca esasperata di un record o primato da battere. Avevo scommesso con mio figlio che sarei arrivata e sono stata di parola. Desideravo provare sensazioni forti perché ho bisogno di molto coraggio per superare le difficoltà della vita. La mia maratona é stata un po’ come la gravidanza dei miei figli. Come tutte le madri, prima ho sofferto, lottato ma, dopo il dolore, é arrivata la gioia.! Questo è lo Spirito della maratona.”

 

DALL’ANIMA ALLE SVALBARD: TUTTO PROVIENE DA LUI

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Leggere “Dall’anima alle Svalbard Tutto proviene da Lui”, opera prima di Sebastiano Armenise, comporta una scelta di campo. Non si tratta, infatti, di una meditazione sulla vita umana e la spiritualità ma di un vero e proprio trattato di teologia dogmatica e sistematica, sia pur breve e semplificato.

Il breve trattato descrive il rapporto esistente tra fede e scienza, quindi della relazione tra un dono assolutamente gratuito di Dio all’essere umano (la fede) e gli sforzi degli esseri umani di comprendere le leggi che governano il Creato (per il credente opera di Dio). L’autore fa propria e rende assiomatica l’impostazione adottata da Giovanni Paolo II, un papa che sovente ha abbracciato (e imposto) l’ortodossia cattolica più intransigente.

Questa impostazione cattolica ortodossa non é certamente l’unica che é possibile prendere in considerazione! Le posizioni sono differenziate in ambito cattolico (basti pensare alla distanza teologica tra Giovanni Paolo II e il Cardinale Martini) , protestante, ebraico, mussulmano, buddista. Esistono poi agnostici e atei.

Il breve trattato, dalla scrittura semplice e efficace, raccoglie cinquanta sintetici enunciati, ciascuno delle quali corredato da un utile (a volte sin troppo breve) glossario teologico che descrive i termini “tecnici”.

L’affermazione secondo la quale “non si può leggere il Vangelo senza avvertire la presenza reale di Gesù” non è esente da possibili critiche. I Vangeli sono testi teologici relativi al messaggio cristiano, non biografie della vita di Gesù. Basti pensare all’annuncio della Risurrezione rivolto alle donne nel Vangelo di Marco e l’affermarsi di ben altra prospettiva in quello di Giovanni. E’ evidente tra i Vangeli una pluralità di significati, propria dell’intera Bibbia,

Il Libro di Genesi descrive, per esempio, non una ma due Creazioni in rapida successione, la seconda delle quali (molto breve) è sicuramente più antica. L’immagine potente “di un vapore che saliva dalla terra e bagnava tutta la superficie del suolo. Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente” (Gn, 2, 6 – 7) ci fa apparire un Dio di gran lunga meno consequenziale (sul piano dell’umana comprensione) rispetto alla descrizione tradizionale della Creazione. Uomo donna creature viventi sono generati a partire dalla Terra che riceve la pioggia: non si parla di tempi (i tempi di Dio, tra l’altro, non corrispondono a quelli umani).

La grande importanza assegnata da Sebastiano Armenise a Satana potrebbe dare adito a qualche perplessità. Il Male esiste quanto il Bene, entrambi ammessi da Dio e il Diavolo agisce per dividere il Bene divino, per definizione perfetto, dalle inevitabili imperfezioni umane. Dio ne é perfettamente consapevole! Per il credente, Dio giudicherà e salverà l’essere umano malgrado il Male e Satana. E’ il tema affascinante delle teodicee: perché Dio ha ammesso il Male se onnipotente? Pensiamo alla Shoah. La teologia ebraica compie una sintesi mirabile da questo punto di vista: l’uomo è incapace di salvarsi da solo, Dio lo fa al 99% e del restante 1% Lui agirà per lo 0,9%, tanta é la nostra fragilità rende quel 0,01 persino eccessivo.

Gesù, come ogni maschio ebreo, era un ottimo esegeta della Torah (ha ripetutamente commentato il sabato). L’attenzione della sua predicazione (come dell’intera Bibbia) era concentrata sull’estraneo, sul povero, sulla donna e sull’orfano non sulla divisioni in categorie del genere umano. Dio giudicherà la nostra capacità di accogliere ed amare l’altro. Questo si é verificato (e si verifica) in ogni chiamata: con Abramo, Mosé, gli Apostoli, Paolo, credenti e non credenti.

Profondamente toccante, invece, adogmatico, é quanto Sebastiano Armenise denomina “angolo dell’Aldilà”, il contatto tangibile con i trapassati. “Nell’agosto 2002” – scrive – “mi trovavo in camera con mia madre. Ero sveglio ed una forza mi bloccò per tutto il corpo, mi impediva di muovermi. Una mano si posò sulla spalla destra, un’altra mano mi spostò dolcemente la testa verso la spalla sinistra ed ebbi un bacio sulla parte laterale destra del collo (il bacio che percepivo di mio padre defunto)”.

Una esperienza simile mi ha toccato da vicino. Venticinque anni fa mio padre morì improvvisamente per infarto cerebrale. Per molto tempo lo percepii vicino. Era una sorta di vicinanza “incombente”, come un essere consapevoli che una persona cara lontana ci pensa. Mentre lavoravo in silenzio nello studio mi aspettavo che aprisse la porta. In momenti critici mi sentii appoggiare silenziosamente una mano sulla spalla. Ciascuno popola, evidentemente, il rapporto con i cari defunti di immagini, o per dirla scientificamente, di “immagini ipnagogiche”.

L’autore mi trova radicalmente in disaccordo relativamente alla “dichiarazione di fine vita” o “testamento biologico”. Quando lo sottoscrissi avevo presente mio padre, con il corpo tenuto in vita per oltre un mese dalle macchine senza speranza di salvezza. A farmi propendere per la sottoscrizione non fu il terrore del dolore ma la fiducia nella bontà di Dio. Cosa avrebbe significato per Dio una mia sofferenza ulteriore? Persino la Croce é senza corpo di Gesù, perché Risorto. Fondamentale é non cercare la morte: correndo in auto, consumando sostanze e alcolici, sfruttando al massimo il tempo che Dio ci concede per fare il bene del prossimo e far fruttare i nostri talenti personali.

Il deposito di semi delle Isole Svalbard, la terra inospitale dove conservare per le future generazioni il patrimonio genetico del Creato, rappresenta a mio avviso una metafora della ricchezza di significati della Bibbia e delle enormi potenzialità implicite in ogni incontro umano. Ciascuno di noi potrebbe collocarvi esperienze, emozioni, aspirazioni, individuali e collettive. Indipendentemente da disquisizioni teologiche e dottrinali, perché, a dirla con l’apostolo Paolo, “la pazzia di Dio é più grande della pazzia degli uomini”. Spetta a noi prestare attenzione alla Sua pazzia.