EMPATISMO

Contributo a cura di Rosalba di Vona

Empatismo è un Movimento che vede la luce il 2 luglio 2014 da un’idea nata, quasi per gioco, su Fb, nel corso di una discussione sull’importanza della poesia, forma di comunicazione immediata in un mondo che corre inseguendo il tempo.

Così, da un semplice buongiorno, l’uno leggeva l’altro, scoprendo nei versi un legame sempre più profondo e vero..E’ stato come “respirare all’unisono” con battiti differenti, per ritrovarsi a considerare che l’EMPATIA é un fluido benefico, un vento che accoglie qualsiasi sussurro dell’anima e, anziché essere gelosi dei propri versi, questi Poeti hanno deciso di offrirli a tutti, come cibo quotidiano.

Il Movimento annovera fra i suoi fondatori personalità fra le più varie e disparate, residenti in diverse regioni italiane, impegnate in differenti professioni ed unite unicamente da un profondo amore per la Poesia. Nomi dei fondatori Giusy Tolomeo, Luisa Casamassima, Rosalba di Vona, Teocleziano degli Ugonotti ed Emanuele Marcuccio.

Scoprire che nel 2014 la poesia viene letta da milioni di persone grazie ai social network e che tanti addirittura la utilizzano come elemento terapeutico al disordine spirituale e sentimentale attuale, fa sperare in una RINASCITA della forma espressiva più alta della Cultura italiana.

MIRKO FAIT: QUANDO IL JAZZ INCONTRA LA VITA

 

 

http://youtu.be/R7Q-BAgAGMo

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

Mirko Fait mi sorprende per gentilezza e disponibilità umane e professionali! I lettori di MY Private MIND potranno apprezzare l’umiltà e la semplicità d’animo di questo protagonista del jazz milanese e nazionale.

Con una famiglia di musicisti e d’origine vicino orientale, il tuo destino d’artista era, per così dire, già segnato?

Mi piace pensarlo! Ho sempre creduto che qualcosa scorresse nelle vene, anche se l’ho capito molto tardi. Tutti e due i miei nonni suonavano e uno dei due, che ha vissuto per vent’anni con gli zingari, suonava ben cinque strumenti, principalmente il violino. Anche mio padre suona la chitarra anche se ormai si dedica da quaranta alla scultura e alla pittura, passione che condivido e in cui mi sono cimentato nei primi anni della mia vita, poi abbandonata per la musica, linguaggio d’espressione con cui ho trovato più affinità.

Quando hai iniziato a suonare? C’è stato un evento particolare che ha determinato la tua scelta?

Ho iniziato a sei anni a suonare la chitarra, spronato da mio padre, ma pur essendo uno strumento bellissimo, dopo sei anni non si era radicata in me la passione per continuare. Neanche il fatto che mio padre fosse amico di Franco Cerri, che conosco fin da bambino, é servito. Si vede che non era mio destino!

E’ invece la morte di mia madre, relativamente in giovane età, a determinare il mio nuovo avvicinamento alla musica, un modo per fare uscire forti emozioni che magari non sarei riuscito a esternare.

Perché suonare il sax? Quali emozioni ti donava questo strumento?

Il sax é sempre stato uno strumento che mi ha affascinato. Oltre che per la sensualità del suono e dell’oggetto in sé, per la sua capacità di avere una voce strumentale diversa per ognuno che lo suonava. Possiamo riconoscere l’inconfondibile voce di John Coltrane, di Charlie Parker, di Stan Getz o di Art Pepper senza ombra di dubbio. Con il sax puoi esprimere gioia, dolore, malinconia, turbamento. Più che darmi emozioni, mi permette di buttarle fuori prima che prendano il sopravvento.

Il jazz é musica libera, senza apparenti costrizioni…Sicuramente, tuttavia, non tradizionale. Quali motivazioni alla base della tua scelta?

Apparentemente…. quello che si chiama improvvisazione é il frutto di anni di studio. Poter suonare senza apparenti costrizioni é il risultato massimo che si può ottenere dopo aver vivisezionato decine di scale, centinaia di accordi e provato innumerevoli volte un brano. Molte volte mi sono sentito dire che il jazz non é una musica tradizionale italiana. Penso che non ci sia niente di più sbagliato. Il jazz é in Italia da più di cento anni. Anche ai tempi della dittatura, quando era proibito ascoltarlo, molti lo facevano e lo suonavano. Mio nonno era tra questi.. Inoltre, alcuni dei migliori jazzisti del secolo scorso, erano proprio di origine italiana. Il jazz é tradizione nella mia famiglia da tre generazioni. Per me é stata una realtà naturale, anche se ho ascoltato di tutto nella mia vita.

La tua biografia parla di Cool Jazz: quali caratteristiche possiede questa forma di jazz? I lettori di MY Personal MIND non conoscono queste caratteristiche e potrebbero richiedere definizioni estremamente sintetiche.

Molto semplice! E’ un tipo di jazz che é nato agli inizi degli anni cinquanta, in contrapposizione al bepop che era molto aggressivo ed energico con una forte componente ritmica. Il cool jazz era invece calmo, soft e con una forte influenza data dalla musica colta europea. Se vogliamo, anche più melodico. Spesso bisogna dare una definizione. Questa é quella che più mi si avvicina, ma non suono una mera copia di quello stile. Da lì sono partito per un’evoluzione più moderna di quel linguaggio. Infatti, i miei brani, pur ispirandosi a quel periodo, sono indubbiamente attuali.

E’ possibile affermare che dal punto di vista professionale il punto di svolta sia avvenuto nel 2002 in occasione di Pitti Uomo con la session con Gendrickion Mena Diaz?

Non vorrei fare qui il filosofo, ma io vedo la vita e anche la musica come una lunga scalinata. Ogni scalino è un gradino in più. E’ vero, alcuni sono importanti come questa occasione che citi, ma tutti servono per andare avanti e crescere. A volte su un gradino ti fermi di più, a volte vai più veloce, ma tutti sono utili se vuoi andare avanti. E qualche volta bisogna fare anche un passo indietro per capire.

Hai collaborato con numerosi grandi artisti: quale (quali) ha lasciato il segno più duraturo?

Credo che per un’artista ogni collaborazione, ogni incontro, sia importante, anche con il più piccolo musicista. Tutti ti possono dare qualcosa o insegnare, anche umanamente. E’ anche vero che alcuni grandi hanno un’aura particolare e quando ci suoni insieme capisci perché sono dei grandi. Ma mi é capitato di trovare la magia anche con gli sconosciuti. Sarebbero troppi i nomi per citarli tutti, anche perché avendo gestito la programmazione in otto locali nella mia vita, i musicisti con cui ho fatto anche solo un paio di pezzi sono tantissimi.

Mi potresti parlare della collaborazione con il Mantic Ensemble di Danilo Manto e Max Patrick?

E’ stata per me la prima esperienza discografica anche se il cd é uscito anni dopo. Due grandi musicisti e maestri che mi hanno dato grandi emozioni con questi brani originali contenuti nel cd “Deep Lights”. Ho avuto carta bianca per esprimere tutto me stesso in una musica che per me era nuova: musica contemporanea, più vicina alla classica che al jazz. Il risultato mi stupisce ancora oggi.

Nel 2007 hai fondato il Fait Club Quintet: motivazioni, caratteristiche e collaboratori?

E’ nato per gioco! La similitudine fonetica del mio nome con il famoso film “Fight Club” ha fatto sorgere ad alcuni amici l’idea, visto che inizialmente eravamo in quattro come nel cult movie. Poi é diventato un quintetto. Mi é piaciuta e l’ho adottata trovandola autoironica. Poi ho dovuto abbandonarla perché molti mi scrivevano pensando che fosse un Club dove si suonava jazz e non un gruppo musicale!

Successivamente, in collaborazione con John Toso, hai inciso tre cd..

Sì, la collaborazione con questo pianista é stata proficua. Il suo modo di suonare molto calmo e romantico mi ha ispirato per fare numerosi pezzi nuovi, poco jazz ma molto d’ambiente, fruibili da un pubblico molto più vasto e meno esperto.

Il 2009 é stato un altro anno importante: la creazione e direzione artistica del progetto United Jazz Artists of Milan..

Ecco, questa è una di quelle occasioni, forse voluta dalla casualità. Grazie all’incontro con Gabriella Niccolai, cominciammo a fare delle feste con musica jazz a casa sua, dotata di spazio e di un bel pianoforte a coda. Nel giro di tre anni la voce si era sparsa e i musicisti che accorrevano a suonare erano decine e decine, per non parlare degli ascoltatori. Alla fine questa moderna magnate della musica, come nella migliore tradizione Medicea, mi finanziò per produrre un disco con tutti questi musicisti. Fu un lavoro colossale, per me, scegliere i gruppi, i brani, tra le centinaia che mi proposero, e organizzare la registrazione in soli due giorni in uno studio: 37 musicisti, 11 gruppi, 18 brani. Organizzai, sempre con Gabriella, anche la serata di presentazione del disco in un noto locale milanese. Furono quasi mille le presenze quella sera. Impensabile per un evento jazz. Con lo stesso progetto organizzai anche una serata di beneficenza per la tragedia di Haiti. Una serata riuscita per un buon scopo.

Italian Way Music ti ha affidato la direzione artistica della sezione jazz dell’etichetta. Perché?

Grazie al Progetto United Jazz Artists of Milan, l’etichetta decise di affidarmi la direzione che ho tutt’oggi. Purtroppo la mancanza di budget consistenti e la nota diffidenza di molti musicisti, troppe volte bistrattati dalle etichette, fa sì che i progetti jazz andati a buon fine non siano moltissimi. Comunque abbiamo un nutrito menu di nomi anche interessanti. Speriamo nel futuro!

E’ vero che nel 2010 il tuo brano “Sex for money” dell’album “Just for you” con John Toso é stato scelto per la compilation estiva “70 relacing holiday masterpiece”? Che effetto ti ha fatto trovarti a fianco di nomi come Miles Davis, Chet Baker, Louis Armstrong e Billie Holiday, solo per citarne alcuni?

E’ stata un’emozione pazzesca anche perché quando chiesero il brano dalla Francia io non sapevo che utilizzo ne volessero fare. Non avevano specificato che compilation fosse. Trovarmi di fianco a mostri sacri del jazz internazionale, ma anche nostrano come Enrico Rava, Franco Cerri e Stefano Bollani, per me fu una soddisfazione immensa, che mai avrei immaginato nella vita. Non mi sono mai montato la testa, però! Anzi, ritengo una spinta del destino studiare e fare di più per meritarmi un premio già avuto.

Un’altra compilation interessante in cui mi ha fatto piacere essere stato incluso con diversi brani é “Best Music Collection. The Masters of Sexy Music”.

Altri progetti importanti in corso d’opera?

L’incontro con Tiziano Jannacci mi ha portato a scrivere un brano con i suoi testi e con il bravissimo contrabbassista Claudio Ottaviano. L’abbiamo già registrato con il pianista Lorenzo Blardone e la splendida cantante Beatrice Zanolini. Sarà in uscita questo inverno con il progetto Jannacci Friends e vedrà impegnati alcuni tra i più bravi musicisti jazz della scena nazionale come Marco Ricci, Riccardo Bianchi, Marco Brioschi, Marco Detto, Giulio Visibelli, Luca Gusella e tanti altri.

Poi, entro pochi mesi, andrò in sala d’incisione a registrare il mio prossimo cd con il mio quartetto con brani tutti originali e tanti ospiti.

Ma tutto é ancora da scrivere e i gradini sono ancora tanti, spero…

AMO ANCHE SOLO

Recensione a cura di Anna Falco

Mi sento profondamente commossa nel descrivere le sensazioni meravigliose che ho provato nel leggere le poesie di Roberto Ferro.

Queste poesie riescono a trasportarmi nei luoghi dove lui ha vissuto; ne avverto gli odori, i sapori, tocco ancora le mura di una Sicilia pittoresca e affascinante. Piango e rido con lui. Entro nei vicoli con lui. Indosso l’abito da sposa e avverto dentro di me l’angoscia di un futuro di donna sottomessa.

Riesco a toccare i petali di un “Fiore” che invoca aiuto. Mi infreddolisco sotto una nevicata. Assaporo i baci che si imprimono sulle labbra quasi a sigillare un amore sconfinato che durerà per sempre.

Il mio corpo si materializza in un involucro senza vita, inerme contro una forza inarrestabile che mi rende spettatrice impotente.

Roberto Ferro é un poeta e un critico, un teologo e uno studioso dei problemi estetici del nostro tempo. La sua arte poetica é semplice e immediata. Il suo stile é paragonabile a un quadro naif in cui i personaggi sono imprigionati nello spazio senza tempo. I suoi versi a volte molto nostalgici e pieni di malinconia formano un ponte tra un passato che lascia l’amaro in bocca e il miele. Un romantico che lotta per i diritti dei più deboli, in primis per le donne sottomesse e maltrattate.

E’ un poeta che riesce a catturare attraverso gli occhi l’animo umano e le sue sofferenze. Un poeta che non si sofferma all’esteriorità. Le sue poesie sono dense di significati. Il poeta usa un linguaggio che arriva dritto al cuore. Dove uno sguardo riempie lo spazio e il tempo. Dove le mani sono strumenti di piacere. Dove una rondine danza sulle ali dell’amore e un bacio é un ponte tra due cuori.

Il poeta racchiude in una unica armoniosa percezione intellettuale l’universo che i nostri sensi percepiscono come incoerente e contraddittorio, natura e uomo.

Un “fiore” raffigura la vita nella sua delicatezza e la sconvolgente lotta per la sopravvivenza. La sua poesia é delicata come un candido giglio, colmo di odori, sapori e vicoli. In essa un percorso di vita difficile caratterizzato da un tardivo ravvicinamento paterno.

I termini che ricorrono frequentemente nelle sue pagine sono la lontananza, l’amore e il senso critico verso un luogo senza tempo come la Sicilia, terra in cui il poeta é vissuto per diverso tempo. I suoi versi sono sinceri, pieni di dolore e invocazioni impersonate da spose rassegnate e uomini senza futuro.

Un poeta che viaggia nel tempo attraverso sprazzi di memoria fotografica. Un poeta che mette l’amore al primo posto a cui riesce di trarre il meglio. A mio avviso é un artista che nell’arco dell’esistenza terrena é passato oltre l’amore materiale. Un uomo sognatore che vorrebbe cambiare il corso delle cose e la natura dell’uomo, un uomo che si “sposa” per necessità e non per amore.

ROBERTO FERRO

IO AMO ANCHE DA SOLO

Introduzione di Grazia Favata

www.youcanprint.com

Nelle migliori librerie italiane

ANNA TORRES UN FIORE DI SPERANZA

Contributo a cura di Roberto Ferro

Il 12 luglio, alla presenza di artisti e organizzatori, si é inaugurata la collettiva di pittura ArtealSud organizzata da Incanti d’Arte di Torino e con Autori provenienti da tutta Italia .

Sede prestigiosa la Galleria di Villa Niscemi a Palermo. Numerosi i patrocini e qualificati: il Comune di Palermo nella persona del Sindaco Leoluca Orlando e la Lega Italiana Fibrosi Cistica.

In una precedente intervista Anna Torres, la vincitrice, ha descritto le caratteristiche principali della propria arte: luce e colore contro il grigiore della vita, tratto nitido in risposta ad una esistenza nebbiosa.

L’opera premiata rappresenta più e meglio di mille parole le capacità espressive dell’artista: su uno sfondo grigio informe (sembra quasi di rovi aggrovigliati) si affermano in primo piano due fiori nitidi con sfumature arancioni.

Due coppe naturali imbevute di umori, forma nitida in risposta all’informe grigiore. L’Anima dell’artista si staglia in questa dicotomia, nel contempo semplice e pregnante.

Auspichiamo, visto il successo di pubblico e critica, di poter ammirare in altre occasioni, ed in altre città, le opere di Anna Torres.

LA CUCINA FIAMMINGA

 

 

 

A Cura della Redazione di MY Private MIND

 

Un Paese si conosce anche dal cibo che quotidianamente vi si consuma. Se la birra belga é sin troppo nota e richiederebbe pagine e pagine di marche e sottomarche, potremo compiere scoperte interessanti anche semplicemente scorrendo con lo sguardo un elenco di pietanze punto o poco sconosciute.

Il Cuberdon (“Neuzeke”, “Tseokepe” o “Gents neus” per via della curiosa somiglianza con il naso, é un dolce da consumare fresco acquistandolo dai tipici carrettini di strada.

Lo Speculoos è un biscotto di pasta brisé, cotto e da consumare per la festa di San Nicola.

La Mostarda commercializzata esclusivamente dal laboratorio Tierentyenverlen è famosa in tutto il mondo.

I Gamberi grigi fiamminghi “Purus”, lunghi circa un centimetro e dal sapore caratteristico, sono utilizzati come ripieno dei pomodori.

Le Antwerpse handjes “Le mani di Antwer” (Antwer è una cittadina), sono costituite da pasta di mandorle e cioccolato al latte e hanno, appunto, la forma di una mano.

Le comuni Patatine fritte (come in Olanda) hanno due caratteristiche che le rendono di grande morbidezza e bontà: si utilizza la qualità di patata belga Bintjé e sono cotte brevemente due volte.

Lo Stufato fiammingo, di cui l’Imperatore Carlo V era ghiotto, utilizza manzo cotto nella birra (assieme, a volontà, fegato o reni di manzo oppure, il più delle volte, fette di pane speziato con miele).

Lo Stoemp è puré di patate, associato a volte a puré di verdura (indivia, cavolo riccio, cavoletti di Bruxelles, spinaci, rape, carote) con fette di bacon, di solito unito alla salsiccia o in forma di stufato.

Il Waterzooi di Ghent è il classico stufato fiammingo (pesce d’acqua dolce o salata, o di pollo). In tutti i casi si uniscono verdure (carote, porro e patate, erbe) uova, panna e burro.

Il Paling in’t groen è anguilla in salsa verde con prezzemolo, menta, spinaci o acetosella.

L’Indivia (o Insalata belga) fu scoperta accidentalmente da un contadino belga nel 1830. E’ una verdura ad elevato contenuto di minerali e scarsa di sodio (ha solo una caloria per foglia e zero di carboidrati).

Bruxelles Pain à la Greque è un biscotto ideato nel ‘700 dai monaci agostiniani che lo avevano denominato Brood van de gracht (pane di canale) per distribuirlo ai poveri e successivamente perfezionato.

Il Mattentaart è una torta con qualifica IGP in commercio esclusivamente nella cittadina di Garaardsberg (Grammoat).

L’Asparago fiammingo bianco è famoso e richiesto da tutto il mondo, di prezzo elevato a causa del periodo di raccolta breve e la consistenza particolare, andrebbe cotto nel burro fuso e insaporito con salsa olandese.

Il Fromage blanc è un formaggio fresco dal sapore neutro, squisito con le ricette salate e come dolce (anche solo con lo zucchero).

Dal sapore vagamente simile a quello del quartirolo è la Mimolette.

L’EXPO di Milano del 2015 rappresenterà una occasione irripetibile per scoprire queste pietanze che rendono le Fiandre terra di confine (tra cucina francese e germanica), di buongustai e sostanzialmente sana (malgrado tutti gli ingredienti elencati godano mediocre fama tra i fautori della dieta mediterranea, abbiamo sempre digerito perfettamente, con o senza birra).

Lo stile di vita sobrio rende di conseguenza immediata anche la cucina. Una cucina (anche nei dolci) certamente caratterizzata da preparazioni e sapori differenti da quella mediterranea. Da sperimentare senza pregiudizi o confronti. I ragazzi, poi, impazziranno per le varietà di pane e biscotti come è giusto che sia!

 

L’ARTE E YPRES

 

 

Schocha Calling Doon the Line

 

Contributo a cura della Redazione di MY Private MIND

 

Cinema, letteratura (non specialistica) e musica si sono interessati ripetutamente al dramma di Ypres. Senza avere la pretesa di essere esaustivi, elencheremo film, libri e canzoni che hanno trattato l’argomento.

I primi film sulla Grande Guerra sono stati girati addirittura nel 1915 ed hanno visto come attori i feriti (veri) che sarebbero di lì a poco stati inviati al fronte (attori in articulo mortis). Altri, bellissimi, risalgono agli anni ’20 e ’30, furono vietati dalle dittature. Poi l’interesse si affievolì alla pari dell’interesse per la Grande Guerra.

Rimangono fruibili per lo spettatore odierno un patrimonio fotografico immenso e la musica in forma di ballate, tipiche della cultura anglosassone. Si tratta di una produzione di qualità e continua, tanto a livello di scrittura di testi quanto di esecutori.

JOYEUX NOEL – UNA VERITA’ DIMENTICATA DALLA STORIA

Regia Christian Carion

Nazione Francia

Attori Diane Kruger Benno Fumann Guillaume Carvet Dany Boon

Durata 115 minuti

Trama

Natale 1914, Ypres. I due eserciti stremati si scambiano messaggi di pace, doni e una partita a pallone nella terra di nessuno. Gli Alti Comandi non saranno d’accordo.

GALLIPOLI – ANNI SPEZZATI

Regia Peter Weir

Nazione Australia

Attori Met Gibson Mark Lee Bill Kerr Bill Hunter Robert Grubb

Durata 110 minuti

Trama

Il contingente australiano, destinato a Ypres, sarà dirottato a Gallipoli dove subirà gravissime perdite. I sogni di un futuro campione di corsa saranno spezzati da una mitragliatrice turca..e dall’insensatezza di Churchill.

LA FIGLIA DI RYAN

Regia: David Lean

Nazione: Gran Bretagna

Attori: Robert Mitchum John Mills Trevor Howard Sarah Milies Christopher H Jones

Durata 176 minuti

Trama

Storia d’amore e disperazione tra una ragazza sposata infelice con un insegnante con un ufficiale britannico. Il film è ambientato nel 1916 ed ha vinto due premi Oscar

ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO

Regia: Lewis Milestone

Anno 1930

Nazione Stati Uniti

Attori: Louis Wolheim Lew Eyres John Wray Arnold Lucy Ben Alexander

Durata 105 minuti

Trama

Classico film pacifista tratto dall’ononimo libro di Remarque, distribuito in Italia solo nel 1956 Vincitore di due premi Oscar, per migliore film e migliore regia.

Film replicato nel 1979 in Francia.

PASSCHENDAELE

Regia: Paul Grass

Anno: 2008

Nazione Canada

Attori: Gill Bellows Landon Liboiran Caroline Chaverasw Michael Greyyes Adam Harmington

Trama

Ai canadesi spettò l’arduo compito di scacciare i tedeschi dalle posizioni di Passchendaele. Una strage che tuttavia (in Canada e in Inghilterra) non é stata dimenticata. Una splendida colonna sonora di Sarah Slean.

ERNST JUNGER

NELLE TEMPESTE D’ACCIAIO

GUANDA EDITORE

ERICH M REMARQUE

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE

 

IN FLONDERS FIELDS

 

In Flonders fields the poppies blow

Berween the crosses, row on row

That mark our place and in the sky

The larks still bravely singing fly

Scarce heard amid the gun below.

We are the Dead. Short days agosto

We lived felt down, saw sunset glow.

Loved and were loved, and now we lie

In Flonders fields.

Take up our quarrel with the foe

To you from failing hands we throw

The torch be yours to hold in high

If we break faith with us who die.

We shall not sleep, though poppies grow

In Flonders fields.

John McCrae

Guelph (Canada) 30 novembre 1872 – Ypres 28 gennaio 1918