STEFANO SERINO: MACCHIETTA UOMO ORCHESTRA E INTERPRETE DELLA CANZONE NAPOLETANA

Contributo a cura di Roberto Ferro

Mi incammino per la via principale di Agropoli, isola pedonale. E’ sera, vigilia della festa patronale. La festa, al Sud, é sempre popolata da interessanti protagonisti: la folla, innanzi tutto, artisti di strada, madonnari, musicisti reggae.

D’un tratto mi presentano un artista che definire cantastorie appare, come si vedrà, tra breve, estremamente riduttivo. Stefano Serino é giovane, artista completo e, per mestiere e amore dell’arte, in continuo movimento.

Come si diviene artisti poliedrici a Napoli: per tradizione, retaggio familiare, amicizia oppure scoperta?

Prima della televisione esistevano compagnie girovaghe teatrali come i Cafiero, i Fumo i De Filippo ed altri ancora. Erano nuclei familiari e lì entravi necessariamente a far parte del cast. Ma ad ogni modo l’artista si rivela da sé se incontra l’humus giusto: ad esempio, Totò che non vantava famiglia artistica alle spalle.

Quale é stato il tuo percorso d’artista?

Il mio caso é come quello di Totò. Non per levatura artistica ma ho incontrato persone che hanno stimolato il mio interesse per la cultura musicale e napoletana facendo emergere la mia passione.

Provo a sbloccare le persone da comportamenti “artificiali”, imposti dai costumi e dai valori attuali, per riportarli a quelli naturali e spontanei.

Napoli é terra di macchiette (Totò e de Filippo) ma anche di protesta (Iaia Corcione). Dove collochi la tua arte?

La strada é una necessità e una scelta ma ogni luogo é un possibile palcoscenico. Ho pubblicato due CD (La Macchietta e Cantastorie Napoletano), una macchietta a fumetti e il libretto illustrato del Guerracino e tra poco sarà pubblicato il mio libro di sonetti napoletani.

Di significativo é che ogni volta che in strada si riesce a creare questa tensione scenica che solo nel silenzio del teatro puoi ottenere, questa é magia.

Potresti descrivere ai lettori il significato di “uomo orchestra”?

Veramente mi definisco “Uomo Banda” ma va bene lo stesso. E’ una icona della musica di strada. E’ forse l’esito necessario per chi vuole coniugare la propria passione musicale come lavoro quando non é sufficiente vivere di soli ingaggi.

La canzone napoletana é un mondo tutto da esplorare: dai neomelodici ai cantanti tradizionali al fusion. Quale é la tua esperienza?

Ho iniziato con un gruppo di musica popolare, gli Scatavajasse. Poi ho suonato il clarinetto in una band e ho approfondito gli studi musicali diplomandomi in solfeggio e studiando fisarmonica, per sfociare, infine, nella canzone classica napoletana con tutte le sue diramazioni. Per questo ho studiato canto per tre anni.

Che esperienza hai cumulato in veste di street artist?

Ci sono molti modi di essere busker. Il mio mi porta spesso a fare la vita del giostraio, del mercataro, girando di paese in paese col caravanv in attesa di eventi quali feste patronali, fiere, segre.

Hai progetti per il futuro?

Ho in cantiere un trio / quartetto sempre con questo repertorio: Napoli e la sua gente!

MUSICA NUOVA I GIORNI DELL’ASSENZIO A EATALY DI MILANO

Contributo a cura di Roberto Ferro

Tutto mi sarei aspettato varcando la soglia di Eataly alcune settimane or sono, salvo scoprire l’eccellente proposta musicale di una giovane band dal sound alternativo.

Dall’ascoltare la musica al desiderio di intervistare i componenti della band, il passo si é rivelato fortunatamente breve grazie alla disponibilità dei musicisti.

Quando avete iniziato nel 2012 da quali esperienze musicali provenivate?

Mattia De Iure (voce e chitarra): “Provengo da varie esperienze musicali che spaziavano dal blues all’alternative rock, compreso un progetto di inediti”. Mauro Bucci (batteria e cori):” Ho sempre suonato punk rock californiano per poi scoprire la passione del rock alternativo”. Tania Gianni (basso e voce): “In origine suonavo la chitarra in vari gruppi rock per poi passare al basso”.

Siete arrivati primi, se non erro, ad un concorso: esperienza utile che ripetereste?

Siamo arrivati primi al contest for maggio che si tiene ogni anno a Lanciano (CH). Il che ci ha permesso di essere notati dalla nostra etichetta discografica, Ridens Records, portandoci a firmare un contratto e quindi alla pubblicazione del nostro primo disco, Immacolata solitudine. Soprattutto ci ha permesso di conoscere persone fantastiche (musicisti e non) con cui siamo ancora in contatto. Sì, quindi é una esperienza da rifare!

Nella band dominano incontrastati basso e chitarra, senza batteria e fiati. Scelta ponderata oppure casuale?

L’idea originaria era proprio quella di formare un power trio d’impatto scenico e sonoro. Molto semplicemente, desideravamo sperimentare questa soluzione minimale e vedere cosa ne usciva fuori “giocando” molto con gli arrangiamenti vocali. Il risultato ci è piaciuto molto.

La vocalità maschile – femminile é relativamente insolita sullo scenario italiano (nel quale predomina lo schema leader più eventuali vocalist). Quali le motivazioni alla base di questa scelta?

Molto semplicemente avendo due cantanti vocali, il risultato ci é piaciuto molto.

I vostri pezzi sono attraversati dalla protesta contro l’immobilismo della società di provincia (e non solo). Che posizione assumete: protesta tout court, incitamento ad aggregarsi solo sulla base della musica oppure cambiamento operoso in cui la musica riveste un ruolo importante.

In realtà nessuna delle tre. La protesta in sé é già qualcosa di importante perché denuncia una situazione che non va. Ma se non é accompagnata dalla consapevolezza del fatto che cambiare non vuol dire solo smettere di non fare, é pressoché inutile. Bisogna completamente rivoluzionare il background culturale che si é instaurato nel nostro Paese. Noi, con la nostra musica cerchiamo di contribuire a questa rivoluzione della mente e del cuore.

Immacolata solitudine é il primo progetto. Quale é stato l’iter progettuale?

Immacolata solitudine é stato il frutto di un lungo lavoro di pre – produzione che abbiamo svolto con Paolo Paolucci e Davide Di Virgilio della Ridens Records, visto che i pezzi li suonavamo già da un paio di anni. Abbiamo quindi cercato di dare un sound generale alle canzoni più moderno e accattivante, coinvolgendo anche altri musicisti della scena frentana quali Ivo Bucci dei Voina Hen (voce in Eveline) o Luca Di Bucchianico del management del Dolore post operatorio (basso in Radioattività).

La critica ha posto (giustamente) in luce le band a cui vi siete ispirati: Verdena, Placebo, Sonic Youth. A mio parere un lontano antecedente negli Iron Butterfly degli anni ’70. Vi riconoscete in questi “antenati” (più o meno recenti)? Come definireste il vostro genere musicale?

Ci definiamo principalmente un power trio alternative rock. Le influenze sono tante, quindi citarle tutte sarebbe piuttosto lungo. Il richiamo, però, ai gruppi sopra citati é azzeccato. Noi però cerchiamo comunque di suonare ciò che ci riesce meglio, senza badare troppo al genere.

Quale pezzo vi rappresenta maggiormente. Immacolata solitudine con la sua completezza oppure Indifeso più orecchiabile?

In realtà amiamo tutti i pezzi del disco, non ce n’é uno in particolare, anche se suonare Gigante é sempre divertente.

Quali progetti bollono in pentola oltre naturalmente la presentazione dell’album?

Beh, prima di tutto faremo uscire a breve il secondo singolo. Poi stiamo lavorando su alcune nuove canzoni che speriamo di suonare il più presto possibile dal vivo. Chissà, saranno nel secondo disco!

Suonare questo genere musicale al Sud ora cosa significa in termine di spazi, occasioni e pubblico? Quale esperienza é stata per voi esibirvi a Eataly?

Riguardo il genere che facciamo, che per fortuna non é racchiuso in canoni ben definiti, possiamo dire che ci ha permesso di suonare un po’ dappertutto e di fare numerose aperture importanti come I tre allegri ragazzi morti, Il teatro degli orrori, Meganoidi, Gazebo penguins, Lo stato sociale e tanti altri.

Eataly é stata una esperienza fantastica, molto suggestiva e ha permesso di farci conoscere a Milano, città in cui non avevamo mai suonato.

Musicisti giovani e con le idee chiare! Mi ha sorpreso osservare la professionalità con la quale la band si é esibita a Eataly, una condizione certo insolita e nuova per il nostro Paese. Esibirsi nella grande sala, un tempo il mitico teatro Smeraldo, quasi sospesi nel vuoto, con un pubblico per lo più occasionale ed intento ad acquisti o alla ristorazione. non è facile.

In attesa di riascoltare la band a Milano, scopriamo Immacolata solitudine!

EVENTI CHE CAMBIANO LA VITA

Testimonianza di Roberto Ferro

Partire da Padova per partecipare ad un matrimonio di amici a Pesaro e nel volgere di attimi cambiare definitivamente emozioni e prospettiva di vita? Sì, é possibile, mi é capitato!

Il 2 agosto 1980, giorno di partenze per le vacanze. Da Padova, allora, non esistevano treni diretti al Sud lungo la linea adriatica. Era necessario scendere a Bologna e prendere una coincidenza.

Con una oretta di tempo a disposizione ed il caldo già opprimente, tra mille e mille turisti, valigie e zaini accatastati a terra, un caffè si imponeva e dieci minuti di sosta nella sala d’attesa di seconda classe tra bambini vocianti e anziani già stremati dalla fatica.

Una strana irrequietezza mi catturò. Mi alzai dopo pochi minuti, abbandonai quella sala e iniziai a guardarmi attorno. Tra i molti treni in sosta ai binari era disponibile un treno straordinario per Brindisi, in partenza entro pochi minuti. “Pazienza se viaggerò in piedi, importante é arrivare! Arriverò presto a Pesaro e mi riposerò meglio e più a lungo?” – questo pensiero, forse, mi ha salvato la vita.

Quando arrivai a Pesaro un particolare mi colpì. Contrariamente al solito, regnava il silenzio più assoluto. Non transitavano treni, tutti erano incollati davanti al televisore in bianco e nero del bar della stazione. Sembrava fosse scoppiata una caldaia nei sotterranei della stazione. Certo, le macerie erano ovunque, persino sul piazzale esterno.

Ora, dopo molti anni, posso affermare: “Sono stato un uomo molto fortunato!”. Ho consumato un caffè con la tazzina offerta da un barista, pagato alla cassiera, entrambi deceduti nell’attentato. Mi sono accomodato forse in prossimità dello zaino contenente il tritolo. Avrò ammirato silenziosamente una bella ragazza tedesca in partenza per Rimini.

Da 34 anni mi porto dentro domande senza risposta “Perché loro sì ed io no?” “Avevano commesso forse colpe ed io avrò avuto dei meriti particolari?”

Ferma e definitiva la condanna dei criminali noti e quelli ancora sconosciuti (non é pensabile che esplosivo tanto sofisticato e in sì grande quantità fosse in possesso di due poveretti, bellocci, assassini da strada). Chiunque sia stato, dovrà vedersela con il giudizio di Dio che non sarà misericordioso!

L’averla scampata, con gli anni, mi ha interrogato sull’aggressività. Non che anche prima, per carattere, fossi stato un violento per passione politica o un bullo. Ho sempre temuto le urla incontrollate, i sassi lanciati alla cieca, le prevaricazioni dei muscolosi.

L’attentato di Bologna mi ha convinto sulla necessità di togliere quanta più possibile terra sotto i piedi dei violenti. Ricorrendo alla ragione, all’ironia e alla comicità. Mi sono reso conto che i violenti “medi”, la massa degli individui potenzialmente “violenti” teme il ridicolo. Il film di Chaplin “Il grande dittatore” è odiato dai veri violenti.

Non si può fare nulla in questo senso con i delinquenti violenti, i terroristi, i Servizi Segreti e i mercenari ma, grazie a Dio, sono numericamente pochi e quindi più facilmente controllabili. Con loro é possibile utilizzare l’Autorità del Diritto.

Un ragionamento simile vale ancor più in questi anni, visitando fb. Incitamenti all’odio razziale, insulti più o meno gratuiti rivolti al prossimo, omofobia, immagine degradata della Donna..Magari, talvolta, affermazioni gratuite giustificate nel nome della Croce di Cristo (anche per i non credenti credo sia un utilizzo terribilmente strumentale).

Ricorriamo all’ironia, allora. Rispondiamo esplicitamente con sorrisi ironicamente luminosi ai beceri proclami di rancore ed odio. Tutti noi possiamo farlo! Ciascuno a modo suo, con la propria cultura musica ed arte.

Forse, rispondendo così, onoreremo gli ottantacinque morti e gli oltre quattrocento feriti dell’attentato di Bologna. Con semplicità ed efficacia, nella vita quotidiana!