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MARISA RAMPIN A ORASENZOMBRA: ARTISTA EMOZIONANTE

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Giovedì 27 giugno, per l’ultima serata prima della pausa estiva, Orasenzombra ha ospitato Marisa Rampin con il sorridente, arguto coordinamento di Daniela Basilico e di Dario Contri. Un evento che ha si é svolto presso l’Hotel Admiral Milano, Via Domodossola 16.

 

Marisa Rampin si é rivelata cantante dalla voce classica, cabarettista briosa e testimone della vita musicale internazionale e culturale milanese. Daniela Basilico e Dario Contri non hanno avuto, quindi, che l’imbarazzo della scelta nel presentarla al numeroso pubblico convenuto!

 

L’artista, originaria di Padova, ha affrontato ben presto situazioni persino insolite per una cantante italiana degli anni ’60. Non era affatto facile passare dall’educazione religiosissima della madre alla società borghese del Medio Oriente e farsi forza per superare banali dicerie popolari. Invitata ad esibirsi a Beirut, per esempio, Marisa Rampin era tormentata della “tratta delle bianche”, il pericolo di essere rapita e finire in un harem. Si comportava, quindi, con estrema circospezione quando le fu offerto un… pranzo magnifico! Ancor più del racconto, esilarante ed arguta si é rivelata la mimica.

 

Alessandra, amica di Marisa Rampin, bella voce e recentemente ospite di Orasenzombra, ha eseguito “Io che ho avuto solo te” di Sergio Endrigo, una delle più belle canzoni d’autore degli anni ’70.

 

Marisa ha descritto con ironia ed humor la propria esperienza presso il Derby, storico locale del cabaret milanese. Al patron Bongiovanni non garbava avere donne (il cabaret a quei tempi era affare esclusivamente maschile). Malgrado questi pregiudizi, e pur entrando di straforo nel cast grazie alle raccomandazioni del capo cameriere, si esibì dal 1980 al 1986, affrontando tutte le sere “il pubblico più esigente e difficile, quello del cabaret”.

 

Marisa ha poi eseguito “Los Hermanos” di Mercedes Sosa: “Yo tiengo tantos hermanos / Que no los puedo contar” “Ho tanti fratelli / che non posso contare”. Un testo che si addice bene alla sua voce, limpida forte ed estesa nello stesso tempo. Non sono molti, dopotutto, gli artisti in grado di cantare in inglese, francese e spagnolo!

 

Dopo la fugace apparizione di un video clip di Marisa Rampin in “Je taime ma non plus” cantato in bolognese assieme a tale Alceste, ha fatto irruzione sulla scena la comicità irruente di Dado Tedeschi. Con le infinite declinazioni dei “fanculo” che, a suo dire, “tanto bene fanno al vivere civile”. Con un pensiero rivolto “a quanti postano su fb foto di cani con il cappottino o di gatti in tutte le pose possibili”. “Verrà il giorno in cui” – ha concluso profetico ed ispirato Dado -” sarà rimasto in vita un unico essere umano e cani e gatti si riuniranno per decidere cosa fare di lui!”.

 

Una sorpresa il coro Ahi Shirà, “coro di Lev Chadash” diretto dal M° Uri Chameides, composto da ebrei progressisti e cristiani, fondato a ricordo degli ebrei morti durante la shoah. Una formazione che vede, naturalmente, la partecipazione attiva e trascinante di Marisa Rampin!

 

Dario Contri ha poi presentato una selezione di video clip relativi al Festivalbar versione RAI. Anche il telecomando per una volta ha collaborato alla buona riuscita della proiezione. Così abbiamo ammirato storiche immagini relative a Caterina Caselli, vincitrice nel 1966 con “Perdono”; Gianni Bella con “Non si può morire dentro” del 1976; Kate Bush nel 1978 all’Arena di Verona con una scenografia artigianale; Gianni Togni con “Luna” nel 1980 a, infine, l’indimenticabile Giuni Russo nel 1982.

 

Marisa Rampin, si é rivelata artista completa, con una spiccata avversione per i ruoli prestabiliti e “il politically correct”. Becaud, Piaf e Aznavour sono i suoi cantanti preferiti, “La vie en rose” la canzone del secolo. Forse, tuttavia, prendersela con gli artisti italiani che si esibiscono (anche) in inglese é un po’ eccessivo: non male per un’artista che, a suo dire, aveva iniziato con il jazz e quindi, necessariamente, esibendosi in inglese,

 

Orasenzombra chiude momentaneamente i battenti con un velo di tristezza provocata dalla morte di Fabrizio Canciani. Con riconoscenza lo ricordo assieme a quanti hanno proseguito la sua opera: l’infaticabile e ironica Daniela Basilico, Dario Contri prezioso nella conduzione musicale e non solo nella lotta con il telecomando, Dado Tedeschi irruento e dalla comicità pungente, Paolo Manacorda che con i suoi servizi fotografici ha offerto visibilità assieme a Pia Strafella per le riprese video.

 

Orasenzombra vive soprattutto grazie a questa grande equipe capitanata da Daniela Basilico, agli ospiti e al pubblico che, con la loro presenza hanno “costruito” gli eventi. Arrivederci a settembre!

LETTI DI NOTTE 2014: L’ESTATE INIZIA IN LIBRERIA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Sabato 21 giugno, si é svolta la manifestazione “Letti di notte 2014”, il D Day della letteratura estiva milanese. Per quanto riguarda l’appuntamento di via Albertini (zona Paolo Sarpi), organizzatrici infaticabili ed efficaci Sabina Visintin, direttrice della libreria 6Rosso e Daniela Basilico, anima e conduttrice di Orasenzombra che insieme a Luca Covri ha presentato con invidiabile serenità la lunga serata.

Letti di notte 2014” ha valorizzato l’attività sovente misconosciuta dai mass media, comunque sempre preziosa, delle piccole librerie, veri e propri capisaldi della vita culturale dei quartieri. “6Rosso” rappresenta, nel cuore della Chinatown milanese, un esempio notevole di proposte culturali e sociali.

Altrettanto importanti si é rivelata la piccola editoria che é andate acquisendo via via un ruolo crescente nel panorama culturale nazionale. I suoi punti di forza sono: intreprendenza culturale, lungimiranza e coraggio nel pubblicare autori ed opere poco o punto conosciuti. Pochissimi giorni or sono l’Editrice Mondadori ha riconosciuto in quella “minore” “l’ancora di salvezza dell’editoria italiana”.

Vista dalla parte del pubblico, non deve essere stato certo facile per Luca Crovi e Daniela Basilico coordinare la trentina di scrittrici e scrittore, tutti con empatia, narrazione delle personali esperienze letterarie ed opere tanto difformi. In tutti i casi, scrittrici e scrittori accomunati dalla passione per la scrittura e il genere noire.

La serata ha offerto al folto e variegato pubblico presente un panorama esauriente della letteratura noire lombarda, la comicità provocatoria e irriverente di Dado Tedeschi e la musica estremamente accattivante della Jazzeria, la voce profonda di Francesca De Mori e Tony Rucco alle prese con la presentazione dell’ultima fatica, “Gialli in Fa diesis”.

Pronti a ripartire con “Letti di notte 2015”!

 

ALESSANDRA: UNA SIGNORA DELLA MUSICA D’AUTORE ITALIANA A ORASENZOMBRA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Per una sera, e con vivo piacere, Daniela Basilico e Orasenzombra hanno accantonato la letteratura noir per presentare la splendida voce di Alessandra. L’evento si è svolto giovedì 6 giugno presso l’Hotel Admiral Milano, via Domodossola 16.

Si è trattata di una serata piacevole, grazie anche al miracoloso intervento sull’impianto di amplificazione di un tecnico d’eccezione, Dario Contri che insieme a Daniela Basilico ha animato la serata. La presenza scenica di Alessandra ha trasformato la sala un po’ anodina dell’hotel in un caldo riservato salotto musicale.

Alessandra (Ale per gli amici), nel corso della carriera ha visitato numerosi generi musicali, blues pop soul e canzone popolare, con una propensione per il bel canto all’italiana, al punto che all’inizio della sua carriera ricevette il grande onore di un invito, rivolto dallo Scià di Persia Reza Pahlavi, per esibirsi a corte come “vedette internazionale”.

Numerose sono state, inoltre, nel corso degli anni le canzoni di Alessandra, spesso colonne sonore come “Vinci e torna presto” del film “Le 24 ore di Le Mans”, e famose sigle televisive come quella del programma “M’ama non m’ama” e di tante trasmissioni condotte da Paolo Limiti.

In realtà Alessandra è un nome d’arte, quello vero è Anna Ferrari” – ha introdotto la serata Dario Contri. “Ho lavorato sin da molto giovane con Peppino Gagliardi e Mario Merola (immaginate voi l’emozione di una ragazzina del Nord Italia cantare in ambiente napoletano)” – ha proseguito l’artista dando prova di un aspetto fisico e di una verve decisamente invidiabili.

Rispondendo ad una domanda, affatto scontata, di Daniela Basilico (“quali i criteri di scelta delle cover”) la replica di Alessandra è stata lapidaria: ”Per le mie cover ho sempre scelto le canzoni meno scontate, spesso il lato B, (che poi hanno testi bellissimi)! Mina, inoltre, in più occasioni mi ha fatto dono delle basi”. Perché Alessandra ha fatto parte (anche se il termine é decisamente desueto) della “scuderia” della “tigre di Cremona”.*

Sono come tu mi vuoi”, uno delle canzoni più famose di Mina, ha avvicinato i fan accorsi numerosi alle numerose sorprese della serata. Alessandra non ha imitato la voce di Mina ma affermato la propria, calda ritmata e morbida.

Come amavo gli occhi tuoi, quando non mi amavi tu, quando tu proprio non mi vedevi..” di “Schiavi”, composta per Alessandra da Paolo Limiti, ha offerto una piccola perla della musica leggera d’autore italiana, ricercata nel testo e, nelle composizioni meglio riuscite come questa, orecchiabile e popolare ad un tempo.

Dado Tedeschi, traendo spunto dal titolo della canzone “Schiavi”, con il suo humor tagliente, ha aiutato il pubblico a riscoprire la fauna umana del famoso locale “Cà Bianca” appena riaperto, tra industriali un po’ in disarmo e anziane signore siliconate e dall’eterna giovinezza. Bello essere “schiavi” del ricordo di un locale mitico!

Luciano Tallarini, Art Director di grandi artisti (ha disegnato le copertine più famose degli album di Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Loredana Berté etc), ha raccontato con simpatica ironia episodi della propria vita professionale. Mina, per esempio, la grande insuperabile Mina, era tanto indolente da resistere ad ogni coinvolgimento nella realizzazione dei propri dischi. “Guarda che dobbiamo consegnare il lavoro finito alla Casa discografica entro due giorni e manca la copertina!” – le telefonava Tallerini affannato. “Vedi tu” – la laconica risposta della “tigre di Cremona”.

Il venait d’avoir 18 ans, Il etait beau comme un enfant… Con l’estate mi incendiò, ed io guardandolo contai i miei autunni..” , “18 anni” la splendida canzone di Dalida ha consentito ad Alessandra di esprimere al meglio voce, incantevole, spontaneità nel declinare senza sforzo apparente francese e italiano con passione. Una capacità, la sua, in grado di rendere al meglio, nell’anima e nella melodia, la sottile impalpabile malinconia di Dalida.

Una vicinanza, tra Dalida e Alessandra scritta nelle stelle, di sensibilità artistica e femminile. Somiglianza confermata dal fratello di Dalida che incontrandola esclamò: “Lei è Dalidà”. “Me la sento vicina anche quando eseguo le sue canzoni” – ha proseguito Alessandra -”Lei che era perfettamente a cavallo tra la musica d’autore italiana e quella francese”

Dario Contri, dopo aver domato il telecomando e l’impianto audio, ha dato ancora una volta prova della sua infinita cultura musicale e della sua grande preparazione in merito, presentando la discografia completa di Alessandra (con pezzi rarissimi) e video clip relativi alla sexy music italiana. Ad iniziare da Mina con il video di “Importante è finire”, ripetutamente censurato dalla RAI sin quasi a renderlo irriconoscibile. Ricordiamo Marina Occhiena, Rosanna Fratello (sì quella di “Sono una donna non sono una santa” finita poi su Playboy), Iva Zanicchi (da “La riva bianca la riva nera” ad “Ardente”), Amanda Lear, Marcella Bella e, non dulcis in fundo, Alessandra Mussolini.

Finché tramonta il sole, finché la terra va, tu dona o mio Signore, a chi ti chiederà”, con questa splendida e accorata canzone Alessandra ha inteso salutare il pubblico e, nello stesso tempo, ricordare la grande Mimi, meravigliosa interprete dal carattere fragile anche se sensibile e soffuso di poesia.

 

STEFANO FERRI A ORASENZOMBRA: UN INCONTRO SCRITTO NELLE STELLE

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Con un evento astrale unico, Stefano Ferri, Daniela Basilico, Dario Contri e Dado Tedeschi, hanno offerto una serata di cultura, ironia e musica al numeroso pubblico intervenuto. Orasenzombra (giovedì 28 maggio presso l’Hotel Admiral Milano, via Domodossola 16) ci ha ormai abituati a godere di belle occasioni di cultura.

Stefano Ferri, giornalista e pubblicitario, al primo romanzo, in tubino attillato nero, ha presentato “Seppellitemi in cielo”(Robin Editori), incalzato da Daniela Basilico.

Il racconto inizia con il suicidio programmato di una giovane, bella e ricca, Patrizia Mondelli. L’auto con il corpo è rinvenuta “in un viottolo della pianura lombarda che, fiancheggiato da cipressi, si perde nel nulla”. Accanto al cadavere sarà ritrovato un bigliettino con una frase misteriosa: “Seppellitemi in cielo”.

L’ispettore Giorgio Bonomi tenterà di decifrare l’enigmatico messaggio. Emergerà un po’ alla volta che, nel corso degli ultimi mesi di vita, Patrizia, appassionata di astrofisica, aveva dimostrato vivo interesse per una singolare agenzia di Huston (Texas).

Sono le idee ad inseguire gli scrittori, o gli aspiranti tali.” – ha esordito con modestia e ironia Stefano Ferri – “Il 24 ottobre 1996, mentre guardavo la televisione, avevano trasmesso una notizia che mi sembrava incredibile: a Huston esisteva un’agenzia per spedire nello spazio le ceneri di quanti, pagando, lo avessero desiderato. Un triste evento che ha interessato la mia famiglia (il mistero è d’obbligo), collegando quella notizia quanto meno originale al mio mondo personale ed ispirato il romanzo”.

Certo, come ha fatto notare Daniela Basilico, l’unica figura femminile del romanzo è Patrizia (Mondelli)! “E’ vero che, salvo la defunta, tutti i personaggi sono maschili”. – ha replicato con prontezza l’Autore – “In realtà l’esistenza di Patrizia pervade l’intero romanzo, dal primo capitolo all’ultimo. Tutti i personaggi possiedono di lei un frammento diverso e spetta al lettore riuscire a ricostruire una sua immagine quanto meno integra”.

Seppellitemi in cielo” è un romanzo particolare, non solo per la preminenza assoluta di figure maschili (senza escludere, come abbiamo visto, affatto quella femminile) ma anche per la lunghezza della sua stesura. Stefano Ferri ha, infatti, scritto di getto i primi capitoli, per poi rimuovere quasi dalla propria vita il manoscritto nel corso dei lunghi anni del cambiamento interiore, per poi riesumarlo e concluderlo solo nel 2013.

Approfittando della sospensione nella composizione del romanzo, Dado Tedeschi, con finezza e sensibilità di comico, ha presentato infinite mai banali declinazioni di “uomini con le gonne”, con notevole divertimento dell’autore.

Seppellitemi in cielo”, nella parte seconda compie un balzo di trent’anni. Se il suicidio di Patrizia (Molteni) è avvenuto nel 1977, ritroviamo i protagonisti (maschili) alle prese con una realtà completamente nuova nel 2007. A parere di Stefano Ferri “più squallida”, certamente problematica.

Evitando con cura di cadere nell’erudizione, il romanzo recupera numerose nozioni di astronomia, “quelle stesse (o per lo meno alcune) che io ho scoperto nel primo libro consultato ad otto anni, un manuale di astrologia. Questo particolare rivela la sostanza profonda dell’opera: non narrazione fine a sé stessa ma continuo dipanarsi di autoanalisi, recupero della memoria e presente.

Dario Contri si è cimentato, con successo, nell’impresa di presentare videoclip e canzoni con le parole del titolo “Seppellitemi in cielo”. Il pubblico ha così scoperto l’esistenza di un video clip con due dei tre fratelli Gibb, David Bowie e Ringo Starr, riferito a Death, la morte: malgrado tanti nomi altisonanti il video, della durata di circa trenta muti, ebbe scarso successo di vendite.

Particolarmente ammirata l’esecuzione a Canzonissima del 1966 della splendida “Il cielo in una stanza” da parte di una Mina dalla pettinatura monumentale (invidiata dal pubblico femminile presente alla serata). Correndo rapidi con i ricordi, “Il cielo” di Lucio Dalla, un clip risalente al 1978; “Il cielo”di Renato Zero censurato dalla RAI nella parola “spermatozoi”; “Il cielo é sempre più blu” di Giusy Ferreri. Per planare, infine, sui bassifondi delle classifiche e del buon gusto con “Cieli azzurri” di Pupo a Sanremo del 1983 e il “Cielo a metà” di una Anna Oxa decisamente sovrappeso.

Nel corso degli anni di stasi la interruzione della scrittura la mia vita era decisamente cambiata” – ha affermato con confidenziale semplicità Stefano Ferri -” La scrittura, per me, assume sempre un valore terapeutico! Così mi sono sentito libero di tornare a scrivere quando ho deciso di indossare abiti femminili. Questa è stata la mia liberazione! Negli ultimi capitoli io parlo di Luca e Davide, prima ragazzi ora uomini, con un vuoto interiore infinito. Anch’io ho perso l’adolescenza.. e il cambio d’abito e la scrittura mi hanno consentito di ricucire infanzia e maturità!”.

L’amore ha uno stretto legame con la tragedia. L’amore più a lungo dura più risulterà tragico..E’ una prova che non ci lascia mai tranquilli, in pace, come nel rapporto tra i miei genitori e tra me e mia moglie. E’ di una tale complessità lo stare assieme da risultare quasi impossibile”. Parole agrodolci e profondamente umane che concludono la serata.

Certo, tra breve sarà pubblicato il secondo romanzo di Stefano Ferri e, se il buon giorno si vede dal mattino, sarà un piacere incontrarlo a Orasenzombra (sempre in tubino attillato nero).

 

UNO PSYCHO KILLER SI AGGIRA PER ORASENZOMBRA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Uno Psycho Killer minaccioso si aggirava giovedì 22 maggio per le sale dell’Hotel Admiral International Milano, Via Domodossola 16 .

Era uno Psycho Killer descritto nei minimi particolari dall’autore, Ezio Guaitamacchi, una delle firme più prestigiose del giornalismo musicale italiano, Brunella Boschettii, cantante dallo straordinario timbro blues, Carlo Montana istant writer d’eccezione e Daniela Basilico che ha presentato la serata con le consuete ironia e verve.

Il libro prende il nome dalla canzone Psycho Killer dei Tolkin Heads e la serata è vissuta principalmente della passione che lega Ezio Guaitamacchi e Brunella Boschetti alla musica americana, in particolare a Bob Dylan e da un thriller originale.

Nel medesimo giorno della morte a Londra della povera Emy Winehouse, a Milano la polizia rinviene il corpo senza vita del più potente ufficio stampa dello show business, impiccato mentre dal suo stereo risuonano le note di Iggy Pop, Dopo di lui saranno uccisi in modo cruento altri personaggi del mondo della musica milanese.

A rendere avvincente il thriller, dopo ogni omicidio una mano anonima invia a Bobby Crosetti, giornalista di Radio Popolare un file mp 3 con una cover di Bob Dylan che, secondo la mente contorta di chi lo invia, dovrebbe suggerire il movente degli assassinii.

L’intricato caso è affidato all’ispettore Marco Molteni, gran lavoratore, da pochi giorni a Milano, un romano originario di Fornello (dove ha sede il centro sportivo della Lazio), tifosissimo del Milan malgrado l’accento romanesco, donnaiolo. Il simpatico ispettore tifoso si troverà a dipanare una trama complessa con l’aiuto dell’assistente Carluccio, del medico legale dottor D’Errico e dal musicista di strada Sunflower.

Se questi sono i protagonisti, nel frattempo la scia di sangue si allunga “dipanandosi” – secondo le efficaci parole di Daniela Basilico – “per una Milano ormai scomparsa oppure resa marginale dal business imperante”. Pensiamo al locale Santa Tecla frequentato da Enzo Jannacci e da Giorgio Gaber, ai Bar Jamaica (visitato occasionalmente nel primo dopoguerra da Benito Mussolini perché uno dei pochi locali di zona con il telefono a gettone)

La voce dal timbro forte inconfondibile e vibrante di Brunella Boschetti ha annodato l’intervista di Daniela Basilico e la presentazione vera e propria di Psycho Killer al pubblico. I brani di Bob Dylan, richiamati dal grande artista americano ad opera di Carlo Montana, The times are changing, Jokerman infine, tra altri, appunto, Psycho Killer dei Tolking Heads.

Psycho Killer conduce il lettore nel mondo della musica, i protagonisti del racconto sono persone reali sia pure sotto mentite spoglie, i dettagli apparentemente secondari sono ripresi dalla vita quotidiana, lavorativa e sportiva, di Ezio Guaitamacchi, che della musica,suonata e commentata, ha fatto ragione di vita.

Si è trattato di una serata densa di contenuti e, fortunatamente, nessuno dei presenti, è rimasto vittima dello Psycho Killer. Ringrazio la sempre sorridente Daniela Basilico, la bravura di Paolo Manacorda, eccellente fotografo, e l’impeccabile professionalità di Ezio Guaitamacchi e Brunella Boschetti per averci donato una occasione piacevole di ottima musica.

Desidero in tutti i casi chiedere ai due protagonisti se oltre a Psycho Triller non sia possibile per loro cimentarsi con altre opere letterarie associandole alla musica americana, blues o country che sia. Per esempio, un qualche frammento di Jack Karuac, l’anima nobile e vagabonda dell’America, potrebbe donare brividi inaspettati!

 

MIKE BONGIORNO RISCHIATUTTO A ORASENZOMBRA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Se scrivere da soli un racconto è affare (relativamente) complicato, farlo a sei mani, potrebbe rivelarsi impresa disperata o disperante, a seconda dei punti di vista. L’impresa è, invece, riuscita, a Riccardo Besola Andrea Ferrara e Francesco Gallone con “Operazione Rischiatutto”.

Non potrebbe esistere luogo migliore di Orasenzombra (giovedì 15 maggio, presso l’Hotel Admiral Milano Via Domodossola 16) per presentare un racconto ambientato negli anni ’70, l’epoca d’oro di telequiz, Mike Bongiorno, vallette più o meno ossequienti e sigle televisive.

Ha presentato la serata, con efficacia ed ironia, Daniela Basilico, di Orasenzombra, anche se ricordo presenze più o meno silenziose quali Paolo Manacorda per le foto e Drario Contri.

Operazione Rischiatutto” descrive le vicende di tre maldestri delinquenti di piccolo calibro, Osvaldo Lorenzo e Angelo, reduci dal racconto precedente denominato Operazione Madonnina, avventura fallita di impossessarsi della patina dorata della Madonnina del Duomo.

Nel secondo tentativo i tre maldestri compari tenteranno di rapire addirittura Mike Buongiorno, all’auge della popolarità con il telequiz Rischiatutto. Procediamo con calma!

Dopo aver descritto in via approssimativa e creativa come i tre autori si fossero conosciuti e avessero deciso di collaborare, Daniela Basilico ha posto loro la domanda della vita: “Dove avete lavorato visto che svolgete mestieri disparati e variegati?”

Visto che siamo scrittori improbabili e nessuno ci prenderebbe sul serio” – hanno risposto collettivamente e con ironia – “abbiamo scelto di incontrarci due o tre volte la settimana in un bar…la sera. E quando il titolare del locale iniziava a dare segni di impazienza data l’ora tarda, mentre la saracinesca si abbassava inesorabile, traslocavamo presso una vicina pizzeria… con analoghi risultati”. Si è trattato, insomma, di un lavoro “dinamico” e creativo sotto tutti i punti di vista.

Quale cantante più di Charles Aznavour può rappresentare gli anni ’70 dal punto di vista musicale? Soprattutto se ad eseguire uno delle sue canzoni più note, “Io sono un istrione”, è Marisa Rampin, auto ironica e dalla battuta sempre pronta a cimentarsi su “come tenersi vicino fedele un marito malgrado gli anni siano passati inesorabili, tenendo le carte di credito a portata di mano”. Un’attrice di talento che ha iniziato la carriera a Mazara del Vallo, alle prese con l’impresario Nino Drago. Una base di partenza originale per poi spiccare il volo per Beirut e Theran ed atterrare infine a Milano.

Ancora non avete risposto sul motivo di scrivere in tre?” – ha insistito caparbiamente e sorridente Daniela Basilico “E come siete ricorsi al dialetto? Dopotutto alcuni personaggi del racconto sono napoletani…”.

Pesola Ferrara e Gallone si sono certamente trovati sulla medesima lunghezza d’onda; il piacere di scrivere e le espressioni dialettali erano parte del gioco. “Alla fin fine abbiamo trovato una coerenza interna ricorrendo ad un dizionario standard di napoletano, un napoletano medio”. Sicuramente la simpatia di questi giovani autori è accattivante e ben dispone a leggere il noire (se tale si può definire)!

Dario Contri ha offerto un contributo decisivo alla serata ricorrendo ad un aspetto sovente poco considerato dal pubblico e dei critici, la qualità delle sigle musicali tanto della RAI quanto della TV commerciale. In questo caso, sappiamo berne che Mike Bongiorno, protagonista della televisione popolare italiana, ha scelto in prima persona (o approvato) molte di queste canzoni, quindi esplorarle equivale a comprendere la sua estetica affatto banale .

Certo, l’animazione del Cavallino Michele e la canzone “Come ti amo”, del 1976, ha provocato il divorzio artistico tra Lady Cotognato e le Figlie del Vento. Si è proseguito con “Scommettiamo” e un ancora sconosciuto Toto Cotugno “Donna” per concludere (alla RAI) con Mina, Ragazza mia a Lascia e raddoppia.

Quando Mike Bongiorno dalla RAI è passato alla TV commerciale, inizialmente Telemilano e poi Mediaset, il livello delle canzoni e dei cantanti non si è certo elevato: Orietta Berti (incinta) disco music, gli onnipresenti Mino Reitano e Toto Cotugno, con eccezioni di qualità (per esempio Baldan Bembo in “Amico è”) e l’ultima canzone di Mina in TV “Ancora ancora ancora”.

Stefano Ferri, giornalista, ha raccontato un curioso e divertente episodio narrato da Tullio Ortolani, sceneggiatore di fiducia di Mike Buongiorno. Secondo Ortolani “ Rischiatutto si sarebbe dovuto chiamare Repentaglio e tale appariva sul palinsesto ufficioso sino a pochi giorni dalla prima puntata. Fu Mike a bocciare l’orribile nome (“privando Blob di innumerevoli puntate” – a parere di Dario Contri) e, dopo un paio di giorni, a ideare un titolo di sicuro e grande successo Rischiatutto”.

Resta in sospeso, spettatori in questa serata di Orasenzombra, un interrogativo: cosa sarebbe capitato ai nostri tre maldestri marioli se fossero riusciti nell’impresa di rapire realmente Mike Bongiorno? Sarebbe stato lui, forse, uomo severo che non ammetteva contraddittori, ad interrogarli sui proverbi napoletani magari barattando la propria liberazione con un sonoro “Lascia o raddoppia”?

 

FABRIZIO CANCIANI: ARTISTA E AMICO SEMPRE PRESENTE

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Giovedì 8 maggio, dopo un inevitabile doloroso intervallo di alcune settimane, Orasenzombra ha ripreso il cammino, sì sempre lì, presso l’Hotel Admiral Milano, Via Domodossola 16.

Commemorare è una parola che ricorda esperienze concluse, un che di definitivo. Per questo motivo gli amici e le amiche di Orasenzombra mi consentano una licenza dal mio ruolo abituale di commentatore delle serate.

Daniela Basilico, visibilmente commossa, e Dario Contri, con invidiabile aplomb, sono riusciti a far percepire concretamente l’amicizia che ha unito Fabrizio Canciani a numerosi altri artisti, cabarettisti, scrittori, grafici e cantanti Segno di una indubbia sua capacità di aggregare attorno a progetti intelligenti e futuribili. La sua si è rivelata una vita di ricerca!

Fabrizio Canciani era un uomo cordiale e sensibile. Lo percepivo, anche con una invalidità grave, da un abbozzo di sorriso, da uno sguardo particolare. Per certi versi egli era un protagonista anomalo del panorama artistico e culturale milanese, sovente complesso e sfaccettato. L’humor gli era d’aiuto e l’umiltà accompagnava le sue strette di mano.

Alcuni tra questi artisti hanno partecipato alla serata, ciascuno con un ricordo o una rivisitazione di canzoni da lui composte. Riferirò solo di alcuni, quelli che hanno presentato ricordi inediti o particolarmente gustosi.

Ricordo tra gli altri Renato Trinca ed una curiosa scommessa con Fabrizio sui compagni erotici (il Coordinatore del villaggio turistico tunisino, forse) di due sorelle, una dotata di grande charme e l’altra di una bellezza sconvolgente (con finale a sorpresa); Maurizio Gilardi investigatore e Fabrizio Canciani tecnico di riparazioni televisive, accusato di omicidio colposo, nel film “L’unico indizio”. Tony Rucco ha rammentato, assieme a Dado Tedeschi, l’avventura del Fly, storico locale di cabaret milanese, quasi introvabile nella periferia e… la linea ferroviaria sovrastante..

Dario Contri, dopo aver domato come da tradizione il telecomando, ha presentato al numeroso pubblico filmati relativi ad alcuni cantanti affermati dopo una falsa partenza; Fiorella Mannoia e la sexy canzone Scaldami, il look precedente la vittoria a Sanremo con Per Elisa di Alice, Zucchero dalla chioma azzimata, Donatella Rettore cantautrice, per concludere con Whitney Huston bocciata ad una sorta di X Factor americano.

La Jazzeria, con la voce calda di Francesco De Mori, ha colorato con la musica una serata intrisa di ricordi e annebbiata da un velo di sottile malinconia. “La vita” – avrebbe commentato Fabrizio Canciani – “prosegue, tuttavia, nell’amicizia e nell’avventura”. Con un pizzico di irriverenza e follia!