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Pelle

Interno poesia

skin

La pelle è questo sasso levigato dalla pioggia
terra impastata alla sua guerra
arma silenziosa che ci sfianca.

Sarebbe dolce chiedere di non partire
portare a termine la propria fine
tenersi per mano prima di franare.

Scrivere da capo la metafora
di questo corpo dissanguato
tradurre il suo silenzio
in un verso libero

intestare le ultime parole
all’uomo timido che non ho mai amato
invocare lo sguardo buono di mio padre
riunire tutta la famiglia
come non è mai stato.

La pelle è quest’annuvolarsi
sopra la mia testa
un’ossessione che mi cavalca
terra impastata alla sua guerra
arma silenziosa che mi sfianca.

© Inediti

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MORTE DI GOETHE

Italo Alighiero Chiusano, Vita di Goethe

Goethe delira soavemente. Lo si sente mormorare: “Guardate quella bella testa di donna…coi riccioli neri..con quello splendido incarnato..su sfondo scuro..”. Ma ecco anche il messaggio filosofico – religioso, che di tutti è il più vulgato, tanto che lo si cita nel mondo intero. “Mehr Licht!” (“Più luce!”). In realtà la frase di Goethe è assai più umile e concreta. La rivolge al servitore. “Su, aprite quella persiana che entri più luce”.

Ed alla nuora Ottilie, che gli è stata vicina in tutti quei giorni, ..Goethe sussurra una delle frasi più dolci di tutta la sua vita, rivelandosi all’ultimo l’eterno amico dei bambini, l’uomo delle fiabe e dei giochi: “Su, donnina, dammi la tua cara zampetta” (Pfotchen).

Immagine tratta da Le affinità elettive

IAIA CORCIONE: UNA DONNA NATA PER L’ARTE

Contributo a cura di Roberto Ferro

Incontrare Iaia Corcione, in una intervista condotta per MY Private MIND e non sul palcoscenico, il suo ambiente naturale, è paragonabile a compiere un viaggio nell’arte, senza riguardo per alcuna musa. Artista completa, come vedremo, si lascia avvicinare e conoscere con immediatezza e spontaneità rare nel mondo dello spettacolo attuale. La semplicità la caratterizza per l’animo profondo, abituato a esprimere e a riassumere eventi fondamentali della vita tramite il semplice sorriso o il pianto.

Come e perché ti sei avvicinata al teatro?

Ho praticato il teatro sostanzialmente per passione” – ha esordito Iaia Corcione – “ Provengo da una famiglia di teatranti. Ho due sorelle ballerine classiche diplomate al san Carlo di Napoli, la più grande ha raggiunto il ruolo di solista, l’altra ha anche esperienza come attrice, mio padre è un attore di teatro e del piccolo e grande schermo, mia madre ha sempre avuto la passione per l’arte ma non ha esperienze in merito. Già a due o tre anni desideravo fare l’artista, mangiando a pranzo e a cena pane e teatro…Fin da piccola sapevo di voler fare questo”.

Tu reciti, danzi e canti…

…In realtà ho iniziato con la danza, mia prima passione, poi crescendo mi sono resa conto che avevo bisogno di arricchire il mio bagaglio artistico ed ho così cominciato a recitare ed a fare esperienze col canto” – il tono di voce di Iaia è allegra, i ricordi scorrono rapidi -”A diciannove anni mi sono trasferita da Napoli a Roma. La capitale mi offriva di sicuro molte più chance rispetto a Napoli sia per il perfezionamento dello studio che per l’inserimento al lavoro. A Roma ho conosciuto gente della televisione, del teatro e del cinema..”.

Ti sei spostata di residenza, per lavoro. Il viaggio è dunque la nemesi, il destino dell’attore?

Ho questo spirito nomade. Bisogna averlo quando si hanno produzioni con molte date e quindi è necessario un grande spirito di adattamento. Il fatto di nascere a Napoli mi ha resa molto fatalista, quindi seguo il corso della vita così dove mi porta…Non ho alcuna difficoltà a stare a Palermo…. In fondo i napoletani sono come i palermitani (il regno delle due Sicilie) siamo cugini…viviamo nello stesso modo i valori della vita e le nostre tradizioni con l’impegno e passione… Spesso dico tra me e me di avere diverse vite…Ogni ciclo della mia vita ha situazioni ed esperienze diverse, legate esclusivamente a quel periodo a quel luogo…”.

Che emozioni suscita salire sul palcoscenico?

Si nasce con queste caratteristiche: l’esibizionismo, l’esigenza di essere al centro dell’attenzione. – e Iaia Corcione riconosce esplicitamente in sé queste caratteristiche – “Il rapporto con il pubblico è di tipo empatico, c’è uno scambio di energie tra il pubblico e l’attore..:Fondamentale è entrare nei personaggi. il pubblico dona energia all’attore… Rispetto alla televisione, il teatro è diretto e vivo, per questo lo amo di più”. . Comunque, recitare è una missione perché non ho mai detto “stasera non me la sento”.

Hai recitato con molti grandi attori e attrici. Quali di essi ti hanno interessato particolarmente?

Tutti mi hanno interessato e colpito, di sicuro mi hanno arricchita. Ho sempre amato osservare da dietro le quinte per imparare. Tra i grandi nomi con i quali ho lavorato: Lando Buzzanca, Nino Castelnuovo, Andy Luotto, Carlo Croccolo, Cosimo Cinieri, Pippo Franco, Enzo Garinei, Pino Caruso, Isa Danieli, Carlo Buccirosso, Cristina Lionello, Silvio Spaccesi, Vittorio Marsiglia, Agostina Belli.

Quale musa prediligi?

Certamente la musa della danza, Tersicore, mia prima passione. Per quanto riguarda la prosa gli autori che amo di più sono Luigi Pirandello ed Edoardo De Filippo. Rappresentano la vita vera, personaggi veri, spesso impelagati in situazioni grottesche ma nello stesso tempo reali, costretti, come diceva Pirandello ad indossare una maschera per affrontare la società, costretti ad affogare la vera natura”.

Quale è la serata che ricordi con maggio trasporto?

E’ stata quando per la prima volta, dal corpo di ballo sono divenuta solista, soubrette…. Lavoravo all‘Augusteo di Napoli con Vittorio Marsiglia, un grande macchiettista. Devo a lui la possibilità di uscire dal “gruppo”. ..Aveva bisogno quell’anno di una nuova soubrette e dopo un provino decise di darmi la parte… Ogni sera vivevo lo spettacolo con grande gioia, emozione e gratificazione..Lo spettacolo era intitolato Ragioné voi dovete ragionà. Ricordo la prima! Le gambe mi tremavano dall’emozione! Da quel punto è iniziata la mia carriera da solista!”

Come ti descrivi come donna e cittadina?

Luminosa, sociale, di compagnia! Mi piace molto stare con la gente…Amo vivere alla giornata, godendomi la vita giorno dopo giorno…vorrei farlo senza regole ma il mondo ahimè ne è pieno..Spesso mi ritrovo ad interpretare ed a vivere tante personalità di donne sul palcoscenico e forse è proprio questo che mi fa sentire bene, il fatto di essere così complessa…Credo però che sia una prerogativa dell’artista. E’ quello il bello…entrare ed uscire continuamente da personalità diverse, conoscere vite diverse…A volte mi è capitato di immedesimarmi così tanto sul palco, da credere che la mia vera vita era quella, quello che interpretavo in quel momento… Capita quando il ruolo che interpreti lo senti a te molto vicino… Come cittadina credo di meritarmi come tutti gli altri una società migliore ed un mondo migliore..Ci sarebbe tanto da dire…”

Mi descrivi in breve il tuo percorso artistico?

Mi sono fatta dal nulla, ho fatto la gavetta, come si suol dire…Amo il mio lavoro e non lo cambierei per nient’altro…per me è linfa vitale. Sono arrivata sin qui grazie alla mia perseveranza, ad un po’ di fortuna e al mio impegno…Attualmente sono impegnata al teatro Jolly di Palermo in Mettiamo il caso, uno spettacolo di cabaret esilarante. Con me in scena Giovanni Nanfa, Antonio Pandolfo e Giuseppe Giambrone, tutti bravissimi. E’ uno spettacolo di attualità dove si tocca spesso la satira politica. Alcuni dei miei personaggi, in chiave comica naturalmente, sono Veronica Lario e la Pascale.. Approfitto per invitare tutti. Saremo in scena fino al 13 di Aprile per poi riprendere con la turnéé estiva”.

Quali progetti?

Mi auguro che presto possa recitare nei ruoli che ambisco ad interpretare. Da buona napoletana, e quindi anche scaramantica, non svelo quali sono: come intitolava una commedia di Peppino de Filippo “non è vero ma ci credo”.

La Redazione di MY Private MIND ringrazia Iaia Corcione per la disponibilità dimostrata in questa occasione e si augura, a nome dei lettori, di averla in futuro ancora tra noi, in futuro, profonda arguta e sorridente come sempre.