Archivi categoria: Teatro e Varietà

UNA VIRGOLA IN UN MONDO DIFFICILE E ORASENZOMBRA

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Spesso i guai hanno origine da particolari apparentemente secondari” – con questo slogan Daniela Basilico, solare ed arguta, e Dado Tedeschi, multiruolo, hanno presentato l’ultimo lavoro di Massimo Milone a Orasenzombra, giovedì 18 giugno presso l’Hotel Admiral Milano, Via Domodossola 16.

Un mondo difficile”, Happy Hour Edizioni, appartiene a pieno titolo alla “letteratura di intrattenimento”, attenta a quanto avviene nella società e nel contempo di semplice lettura. Protagonista del racconto un manager, Luca Massala, professionista decisamente mediocre, superficiale anche se non inetto, marito infedele di una moglie di rappresentanza.

Il libro trae spunto” -ha precisato l’autore – “da “Una vita difficile” di Alberto Sordi. Anzi, Massala, oltre a ricordare nel nome il cattivo di Ben Hur (Valerio Messala), é modellato sul prototipo umano di Alberto Sordi”. Il racconto riceve ispirazione da numerose citazioni letterarie senza apparire né datato e neppure “colto”.

Le disavventure di Luca Massala traggono origine da una virgola spostata, una inezia in un grafico che, tuttavia, cela una realtà amara: la riduzione del personale non di 2,5 dipendenti ma 25 in un ufficio che ne conta un numero ben inferiore. Questa figuraccia in occasione di una riunione importante (il protagonista non ha vigilato sull’operato dei collaboratori perché piacevolmente impegnato) sarà rovinosa per le sue sorti Egli perderà nel giro di pochi giorni impiego, benefit, immagine sociale e matrimonio (da sciupa femmine a quasi cornuto), si troverà ad affrontare l’ignoto al quale, tuttavia, nella sua piattezza é ben attrezzato.

L’amica giornalista Nadia Pertinace assume un ruolo decisivo nella vicenda” – ha proseguito Massimo Milone. Si tratta di una donna della medesima vacuità umana del protagonista. Nasconde con abilità professionale le ragioni del licenziamento di Luca Massala, facendo propria una precisa filosofia di vita: “la verità non serve a nulla ma é valido solo quello che scrivono i media”.

Il secondo protagonista appartenente al mondo dei media é Tommy Ruscio, conoscente della giornalista, conduttore in un talk show di successo frequentato da casi umani apparentemente pietosi. Si tratta del corrispettivo maschile e “caciarone” (per dirla alla romanesca) della giornalista Nadia Pertinace. Entrambi “figli di un Dio vacuo e banale”!

Luca Massala finirà per essere arruolato dalla politica, in un partito di estrema sinistra, dove continuerà a dispensare piattezza e vacuità.

Da par suo, Dado Tedeschi ha rivestito con leggerezza e incisività differenti ruoli: cabarettista con una declinazione arguta dei desideri (umani), cantante con la parodia di Down Town di Petula Clark accompagnato dal pubblico e, infine, presentatore assieme a Daniela Basilico.

““Un mondo difficile” ha avuto una gestione lunga” – ha proseguito Massimo Milone -”ho iniziato nel 2003 ed infatti numerosi particolari tecnici (per esempio, la presentazione del famoso lucido con la virgola sbagliata) risalgono a quell’epoca. Il fatto di conoscere molto bene quel mondo dal punto di vista professionale, mi ha sicuramente aiutato”.

In un mondo di apparenze, non poteva mancare una simpatica consulente vendite, Alessandra Carla Brambilla, convincente nell’incrementare gli acquisti e nello scacciare i perdigiorno curiosi.

Mirko Angelucci, cabarettista, ha letto alcuni buffi, eppur reali, codicilli legali americani. Nel Nebraska, per esempio, é vietato cacciare balene (il legislatore si é dimenticato che lo Stato non é bagnato dall’acqua salata). Nel Vermont, invece, é fatto divieto fornire alcolici ai minorenni (giusto!) e…anche offrirlo agli alci. In Alaska, infine é fatto divieto lanciare dall’aereo gli alci, vivi o morti non importa.

La serata di Orasenzombra ha offerto una piccola provocazione al pubblico presente: nel lavoro come nel cabaret spesso é tutta una questione di virgole e di particolari apparentemente secondari.

 

GICOLO PER CASO E BROWNIAN MOVEMENT: FILM CONTRO

 

Contributo a cura di Lisa Corbani

 

A volte succedono fatti curiosi e singolari. In un film si può trovare una domanda e in un altro la risposta.

Non pensate con Gigolo per caso di trovarvi di fronte ad una commedia divertente. Certo, abbiamo uno spassosissimo Allen, ma si ride a denti stretti. Il nostro eroe guardando, infatti, il suo pigmalione gli chiede: “è perché mi conosci fin da bambino che mi vuoi trasformare in una squillo?”

Ma Allen fa di più. Crea un Caronte dagli occhi di braci. Un traghettatore di anime doloranti verso lidi se non gioiosi almeno capaci di ascolto.

Finché un giorno, ed è questa la sua colpa più grande, Caronte vorrebbe essere semplicemente un uomo, dimenticandosi che nella vita ai traghettatori non è concesso.

Cosa passa per la testa di una donna?” – gli viene chiesto.

La risposta la troverete in Brownian movement.

Cosa passa per la testa di un Altro.

Io sono sempre la stessa persona” dice lei e dei perché “penso che non dovrei dirlo a nessuno”.

E’ la vittoria dell’incomunicabilità, l’impossibilità anche solo di fare intuire qualcosa di profondo. Ognuno ha un giardino segreto sempre più grande ed invalicabile dove a nessuno è permesso di entrare.

Buona visione

GIGOLO PER CASO

USA 2013

Genere: Commedia

Durata: 98′

Regia: John Turturro

Interpreti principali: John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone

BROWNIAN MOVEMENT

Paesi Bassi 2010

Genere: Drammatico

Durata: 97′

Regia: Nanouk Leopold

Interpreti principali: Sandra Huller, Dragan Bakela, Sabine Timoteo

 

FRANCESCA VACCARO E IL TEATRO MILITANTE

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

 

Tutti possono partecipare al laboratorio perché il teatro è di tutti” – questo motto breve ed efficace descrive l’esperienza internazionale e sfaccettata di Francesca Vaccaro. Più opportuno, comunque, sarebbe parlare di Francesca Vaccaro ed il suo team, attivi presso il profilo facebook “Per un teatro militante”, per riferirsi ad un teatro dinamico e in continuo divenire.

Rappresentare l’esistenza” (la vita) in tutte le sue sfaccettature ha rappresentato l’obiettivo del lungo e faticoso lavoro personale. Una fatica che, tuttavia, ha condotto Francesca Vaccaro a raggiungere spontaneità, immediatezza nei contatti umani, e che si estrinseca in disponibilità a scoprire e valorizzare i talenti (sovente notevoli) degli allievi.

La sua formazione è iniziata presso il CIMES – DAMS di Bologna e proseguita con una esperienza internazionale di pratica teatrale e spettacolo che fa capo al Living Theatre di New York, una collaborazione che prosegue ancor oggi. In altri termini, la sua formazione professionale non si è mai conclusa, seguendo il principio, tanto invocato quanto poco praticato, della formazione in progress, continua. Francesca Vaccaro, mi perdoni il bisticcio di parole, è una seguace della “formazione militante”.

Francesca non ha fondato una “scuola di teatro”, un luogo nel quale è possibile spesso apprende qualche strategia scenica ma non l’anima del teatro, ossia la vita, e sperimentare i talenti individuali. Le occasioni per scoprire e valorizzare le sue potenzialità, o semplicemente per fare esperienza, sono state davvero numerose nel corso della propria “auto – formazione militante”: danza classica nell’infanzia,, il teatro fisico di Grotowski e Barba, il teatro di strada, la danza acrobatica assieme a quella indiana, la Commedia dell’Arte e lo studio del Maestro Stanilawski.

Ora Francesca Vaccaro propone l’esperienza del “teatro militante”, una denominazione forse datata che, tuttavia, garantisce una pluralità di significati. L’artista ed il suo team coinvolgono nel laboratorio quanti desiderino porsi in gioco seguendo un percorso plurisensoriale ed esperienziale.

E’ un laboratorio itinerante, nazionale ed internazionale, presentato indifferentemente tanto ad Agrigento quanto a Parigi e, naturalmente a Palermo. Sarebbe intrigante, in un prossimo futuro, poterla coinvolgere anche a Milano e Roma. Siamo purtroppo spesso abituati a frequentare recitazione e comicità scarsi di contatti fisici e di lavoro sul corpo.

Il laboratorio di Francesca Vaccaro pone invece in risalto la globalità dell’esistenza umana, trasforma lo spettatore in protagonista della personale esperienza scenica, attiva sensorialità, gestualità, memoria, emozioni. Indirizzati dall’intero team non ci si sente mai soli o alla mercé degli eventi, alle prese con un compito impossibile.

Tutti, lo ripetiamo, possono partecipare! Il potere culturale dominante impone una comunicazione fondata prevalentemente per immagini e con pochi contenuti verbali. Francesca Vaccaro ed il suo team rovesciano l’assioma proponendo la partecipazione, previo colloquio di accesso, ad italiani e non, di differenti età, una esperienza che cresce e si misura con la personale interiorità.

Mi auguro di poter presentare a breve, per i lettori di MY Private MIND, informazioni più particolareggiate dei seminari, compresa una intervista a Francesca Vaccaro.

 

SOLTANTO IL CIELO NON HA CONFINI

 

Contributo a cura della Redazione di MY Private MIND

 

Dopo il grande sorprendente successo di Ascoltavo le maree – ambientato in una magica e romantica Savannah – Guido Mattioni torna in libreria con un nuovo romanzo Soltanto il cielo non ha confini, INK Editore disponibile dal 30 aprile 2014) ambientato sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico, dove la natura, la terra, la storia ed i grandi valori dell’uomo si intrecciano per un finale imprevedibile.

Il Rio Grande, scenario di numerosi film western di successo, è poco profondo, ma traccia per oltre 1400 chilometri la frontiera tra Messico e Stati Uniti, tra la povertà dell’ancora Terzo Mondo e le luci soffuse lontane della ricchezza americana, tra miseria ed abbrutimento certi e sogno di successo.

Nel punto in cui la città americana di El Paso e la messicana Ciudad Juarez si fronteggiano, le acque del fiume particolarmente basse e lente del fiume si sono tramutate nella più frequentata porta di servizio agli States, dove ogni notte disperati di ogni sesso e traffici più o meno confessabili cercano sfogo e transito.

E ciò che tentano di fare i due gemelli Hernando e Diego, l’uno all’insaputa dell’altro, protagonisti di una vicenda dove violenza e amore, avidità e altruismo, tragedia e farsa si intrecciano fino all’ultima pagina prima di arrivare alla più imprevista delle conclusioni.

Guido Mattioni è nato ad Udine nel 1952 e vive a Milano dal 1978, dal 1998 è cittadino onorario di Savannah, Georgia negli Stati Uniti.  Da giornalista ha ricoperto quasi tutti i ruoli: cronista e caporedattore, vice redattore ed inviato speciale, autore di inchieste e reportage in tutto il mondo. Soltanto il cielo non ha confini nasce, infatti, da una sua esperienza di inviato lungo il confine “caldo” tra USA e Messico.

La sconcertante somiglianza di vita di Hernando (un Abele per vocazione) e di Diego (un Caino per necessità) ed una vicenda scandita dagli equivoci, popolata di immigrati e poliziotti, trafficanti senza scrupoli e giornalisti curiosi, santoni sanguinari e miti coltivatori di fagioli, donne dal cuore grande e uomini dal fegato a pezzi, segnano le pagine di un romanzo originale con solide radici nella realtà e nella storia.

Il romanzo di Guido Mattioni ci riporta alla realtà americana, fatta di luci ed ombre, osservata ed apprezzata dall’interno, e si rivela particolarmente utile a quanti esaltano semplicisticamente l’efficacia delle barriere metalliche e politiche in preoccupante proliferazione.

 

STILL LIFE UN FILM PER AMARE LA VITA

 

Contributo a cura di Lisa Corbani

Ho visto la mia solita valanga di film e tra alcune mediocrità e film buoni spicca un piccolo gioiello: Still life.

Parliamo subito dell’attore protagoniosta, Eddie Marsan. Credo che questo ruolo non potesse essere che suo. Uomo dall’aspetto dimesso ma dallo sguardo penetrante e profondo, vagamente inquietante come solo le persone interpretative possono essere.

Si muove tra un mondo di morti soli a cui disperatamente cerca di offrire una identità ed una vita vissuta, mentre il Comune vorrebbe semplicemente che ritrovasse eventuali familiari o, meglio ancora, che li seppellisse senza onori e riguardo.

Impossibile solo immaginare una grettezza del genere perun uomo con un gran cuore stretto nei panni di un travet.

La morte appare poetica proprio perchè attraverso questa il nostro scopre la vita e l’amore. Amore che alleggia come il èpolline in certi giorni d’estate.

Coomovente, da vedere.

Produzione: Regno Unito – Italia

2013

Genere: Commedia drammatica

Durata: 87′

Regia: Uberto Pasolini

Attori: Eddie Marsan, Joanne Froggart, Karen Dury

 

YVES SAINT LAURENT: LO STILISTA IMPERFETTO

 

Redazione di MY Personal MIND

Parigi, 1957, la Francia in piena guerra d’Algeria, Yves Saint Lauren appena ventunenne prende il posto del defunto Christian Dior che lo stima e intuisce i suoi talenti. La prima collezione sarà un successo internazionale tuttavia…

Il giovane stilista si troverà ad un drammatico bivio. Il disturbo maniaco depressivo gli imporrà stranezze e scatti d’ira a non finire, persino il ricovero in ospedale psichiatrico ed il licenziamento dalla maison Chistian Dior. Dall’altro lato, conoscerà l’amore della vita con Pierre Bergè (ancora vivente) che lo amerà, proteggerà e accetterà il carattere difficile del compagno, mente organizzativa della maison YVL.

Una relazione cinquantennale raccontata con grande sensibilità e delicatezza da Jalil Lespert (attore de Le risorse umane del 2000) sulla base delle memorie di Pierre Bergé. L’amore, dimensione sconosciuta a molti, sarà assaporata da Yves e Pierre, con (relativa) fedeltà e sicura riconoscenza.

Un buon film, non un capolavoro che, tuttavia, potrebbe insegnare molto agli sceneggiatori ed ai registi italiani. Non mancherebbero sicuramente diari, biografie e testimonianze per descrivere analoghe avventure umane anche nel nostro Paese.

Yvers Saint Laurent si pone sulla scia de La vita di Adele e Tutto sua madre, l’omosessualità vista in prospettiva affettiva e relazionale, quotidiana, senza pietismi e neppure ideologie da condannare o difendere a spada tratta.

Il pubblico lo scoprirà gradevole, inserito nel mondo della moda senza apparire stucchevole, trasgressivo senza compiacimento, sicuramente attento all’umanità dei protagonisti (modelle comprese) quindi obiettivo nella narrazione degli episodi. E le spettatrici di ogni età ringrazieranno Yves Saint Laurent!

YVES SAINT LAURENT

Regia: Jalil Lespert

Soggetto: Laurence Benaim (libro)

Sceneggiatura: Marie – Pierre Huster, Jacques Fieschi, Jalil Lespert

Musciche: Ibrahim Maalouf

Interpreti

Pierre Niney Yves Saint Laurant

Guallaume Gaillene Pierre Bergé

Charlotte LeBon Victoire

Laura Simet Loulou de la Falaise

FRANCIA 2013 Durata 106′

 

INCROCI IMPREVEDIBILI A ORASENZOMBRA E LA MORTE DI FABRIZIO CANCIANI

 

Contributo a cura di Roberto Ferro

La morte di Fabrizio Canciani

Tre giorni dopo l’ultimo giovedì di Orasenzombra di cui era fondatore assieme a Daniela Basilico, Fabrizio Canciani moriva la sera della prima di Giallo in fa diesis, tratto da un suo racconto e regista del bel cabaret musicale.

La scelta di una immagine in chiaroscuro indica la sua scomparsa e nel contempo la sua presenza nei nostri cuori negli anni a venire. Fabrizio Canciani sarà sempre con noi, alla pari di tutti i defunti significativi per la nostra vita, anche per me, conoscente per un attimo e in condizioni ormai precarie, quasi senza parole.

Lo ricorderemo con pennellate di doni, quelli di cui ha arricchito tutti noi, con l’arte, la gentilezza e la bontà d’animo! Buon cammino Fabrizio!

Ogni giovedì di Orasenzombra, presso l’Hotel Admiral Milan via Domodossola 16 Milano, ci riserva continue e gradevoli sorprese, con la collaborazione tra artisti di differenti sensibilità. Fabrizio Canciani e Daniela Basilico si sono rivelati, come sempre, anfitrioni attenti ed ironici.

Ospite d’onore della serata Patrik Fogli che ha presentato, con notevole verve e efficacia, la sua ultima fatica, Dovrei essere fumo (Piemme Editore, 2014). Abbandonata la letteratura Noire dei romanzi precedenti, Fogli si cimenta in una narrazione atipica, storie drammatiche di fallimenti, le vite di due uomini che si incrociano a distanza di settanta anni dalla Shoah.

Emile è un ebreo francese deportato ad Auschwitz nel 1942, dopo la retata del Velodromo di Parigi. destinato alla squadra del Sonderkommando addetta al trattamento dei corpi degli ebrei gassificati e periodicamente soggetta a decimazione. Egli incredibilmente sopravviverà alla morte fisica e a quella, deleteria dal punto di vista psicologico, della fidanzata. La crudeltà umana lo condannerà a subire un terribile senso di colpa e a porsi in continuazione le domande: “Perché loro sono morti ed io no?” “Come può sopravvivere Dio all’orrore di Auschwitz?”

Emile, naturalmente, non è mai esistito ma racchiude nella propria immagine e nelle proprie vicende i racconti dei pochi sopravvissuti. Lorenzo Castelluccio, attore e baritono, eseguendo un canto Seferdita degli Ebrei scacciati dalla Spagna nel 1484, ha reso splendidamente questa disperata malinconia del popolo ebraico.

Anche Alberto è un sopravvissuto, ex agente dei servizi segreti, reduce da guerre non dichiarate, affetto probabilmente da nevrosi post traumatica da stress. E’ un uomo fuori dal comune, prestanza fisica e affidabilità e decide di cambiare vita. Sceglie di fare la guardia del corpo di un anziano ricco, molto ricco, morente per il cancro ma a rischio di venire ucciso.

La vicenda di Emile e Alberto, uomini differenti per età e cultura ma non per esiti della vita, uno quasi padre dell’altro, trova il punto di contatto in un quaderno azzurro che narra la verità taciuta: perché certe cose sono accadute, perché la Shoah non ha lasciato pace neppure ai pochi sopravvissuti, perché, come afferma appunto la canzone Auschwitz di Francesco Guccini, “non è ancora sazia la belva umana?.

Dado Tedeschi ha incredibilmente sorprendentemente elogiato…il perdono che segue il desiderio di vendetta (alla suocera, al padre, alla madre, alla ex, al padre spirituale, a Barbara D’Urso e persino ai vigili urbani..), raggiungendo vette (quasi sublimi) di ironia, una sorta di Avvelenata al contrario di Francesco Guccini.

E’ possibile solo elogiare Lorenzo Castelluccio, con la sua lettura accorata e emotiva, patetica ed umana, di pagine del libro di Patrik Fogli. Alcuni tra i presenti (io tra questi) avranno pianto in silenzio!

Dario Contri, con grande aplomb, ci ha condotti nel regno dell’impossibile attraverso la mutazione genetica di alcune canzoni famose. E se Woman in love fosse stata eseguita dai Bee Gees come previsto e non da Barbara Streisand? E se la celebre Grande grande grande, invece di venire eseguita da Mina fosse stata cantata da Orietta Berti? Patty Pravo, fuggita in America per l’ennesimo matrimonio (poi fallito) ha consegnato Vola a Mia Martini. Quale grande artista, infine, avremmo conosciuto se Alessandra Mussolini avesse eseguito A chi la do stasera, cassata dalla casa discografica? Misteri della musica italiana!

Filo musicale prezioso della serata la Jazzeria con la rivisitazione di alcuni brani famosi. La voce straordinaria di Francesca De Mori ci ha presentato Pazza idea di Patty Pravo sino a Insieme a te non ci sto più di Caterina Caselli; una occasione per goderne a breve le interpretazioni innovative ed originali.

Una serata segnata, dunque, dall’incrocio di contrari o comunque di storie apparentemente in antitesi. Emile e Andrea nel romanzo atipico di Patrik Fogli, la vendetta e il perdono con Dado Tedeschi, il cambio più o meno repentino di esecutore ( con conseguente successo) nelle canzoni di Dario Contri e l’interpretazione swing e jazz di melodie ben note. Tutti incroci possibili (quasi) esclusivamente a Orasenzombra!