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ROBERTA SDOLFO TRIBUTO A ELLA FITZGERALD

Contributo a cura di Roberto Ferro

Era una bambina candida e timida seppure ambiziosa, combinazione di insicurezza e determinazione” (Luciano Federighi) Poche parole ma che descrivono efficacemente la personalità di Ella Fitzgerald, poliedrica cantante di colore americana, soprannominata Lady Ella e First Lady of Song.

Prosegue la rassegna “Jazz in rosa”, rassegna di voci femminili, presso la Cantina Scoffone, Via Pietro Castoldi 4, Milano. Roberta Sdolfo, cantante e il duo d’accompagnamento composto da Alberto Bonacasa (piano) e Luca Garlaschelli (contrabbasso), hanno offerto una ottima interpretazione delle canzoni di Ella Fitzgerald garantendo una immagine realistica e raffinata della sua complessità.

L’esibizione, fatto positivamente inconsueto, si é giocata nell’alternanza equilibrata di osservazioni e biografiche relative a Ella Fitzgerald e esibizione musicale.

I’m in the mood for love”, un preludio alle tastiere lento e romantico con il ritmo che progressivamente si concentra nella voce. L’amore nasce dal cuore e si esprime con la voce! Roberta Sdolfo, con continue vibrazioni vocali e dell’anima conduce nel palpitare dell’amore, comunicazione nobile ingentilita e resa allegra dal sorriso e dall’abbraccio simbolico conclusivo con i musicisti del trio

How high the moon”, mi ha trasmesso l’intimità profonda del dialogo incessante tra strumenti e voce in un saliscendi continuo di fraseggi musica e canto. Una esibizione allegra così come la luna risplende alta in cielo quando l’animo é sgombro dalle nubi della tristezza e della malinconia.

Probabilmente per una frustrazione subita da ragazzina”- afferma Roberta Sdolfo – “o forse a causa della sua stessa personalità insicura, Ella fu affetta per tutta la vita da fobia da palcoscenico. Per quanto possa sembrare impossibile, la sua verve e l’allegria erano una reazione a questo profondo antico dolore. Su questo, Roberta Sdolfo sembra mettere l’accento quasi desiderasse in qualche modo schierarsi dalla parte della categoria degli insicuri donando loro, con queste affermazioni, una sorta di consolazione e incoraggiamento”.

Recitando i versi della grande poetessa polacca Wislawa Szymborska (premio Nobel per la letteratura)

Pregava Dio,

pregava con fervore

perché facesse di lei

una felice ragazza bianca,

E se ormai é tardi per questi cambiamenti,

allora Signore Iddio, guarda quanto peso

e togliemene almeno la metà.

Ma Dio, benevolo, disse: No.

Le posò soltanto la mano sul cuore,

le guardò in gola, le carezzò il capo.

E quando tutto sarà compiuto – aggiunge –

mi allieterai venendo a me, mia nera gioia, tronco piena di canto”

(da “Poesia da perdere il fiato”)

Someone ti watch over me” , nelll’esecuzione di Roberta Sdolfo, ha meritato questo lungo preambolo. Mi ha commosso questaa preghiera, lenta e raccolta, intima e concentrata su un granello di melodia splendidamente interpretata.

Ella Fitzgerald non cessava di sorprendere. Dopo tutto, vinse 10 Grammy e vendette (allora, tuttavia, forse era più facile) 80 milioni di dischi! Riuscì a trasformare in musica “colta” una filastrocca di bimbi. Un critico disse che Ella Fitzgerald “era l’unica artista ad essere entrata nel commerciale e esserne uscita artista”.

In “A tisket a tasket” una filastrocca, appunto, Ella Fitzgerald ha creato un percorso sottile e solido nel contempo, sospeso tra ritmo e allegria Roberta Sdolfo ha mantenuto questa impostazione!

Roberta Sdolfo non ha creato una pura e semplice interpretazione delle canzoni di Ella Fitzgeral! Ha creato abilmente un “viaggio” su più dimensioni: musicale, personale, storico e poetico. Ha offerto al pubblico una prova della propria personale abilità vocale e, se desideriamo, di docente di canto, associando mimica, allegria, storia della musica e del costume.